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Viterbo – Il restauratore Emanuele Ioppolo, che ha eseguito materialmente l’intervento sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti: “Il cantiere non è ancora chiuso e l’operazione è reversibile”

“La scritta ‘Casa del Balilla’ era ben chiara, ora ne sarà attenuato il colore”

di Carlo Galeotti
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Viterbo - Il restauratore Emanuele Ioppolo

Viterbo – Il restauratore Emanuele Ioppolo

Viterbo - Il restauratore Emanuele Ioppolo al lavoro sull'affresco del Pastura a Santa Maria Nuova

Viterbo – Il restauratore Emanuele Ioppolo al lavoro sull’affresco del Pastura a Santa Maria Nuova

Viterbo – È il restauratore che ha eseguito materialmente l’intervento al centro delle polemiche sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti. Emanuele Ioppolo ha lavorato sulle superfici dell’edificio e sulla scritta “Casa del Balilla”, ridipinta e ricreata nel corso del cantiere.

“La scritta era ben chiara, si vedeva benissimo”, afferma Ioppolo. Secondo il restauratore, la dicitura era leggibile sotto gli strati successivi e la coloritura è stata realizzata seguendo le indicazioni ricevute dalla soprintendenza.

Il cantiere, però, non è ancora chiuso. Dopo le proteste e il confronto suscitato dall’intervento, è stato deciso di attenuare il rosso attraverso una velatura o, più precisamente, un abbassamento di tono. La scritta rimarrà visibile, ma l’operazione è reversibile e potrà essere modificata prima della rimozione dei ponteggi.

Ioppolo, qual è stato il suo ruolo nei lavori sulla facciata del liceo Mariano Buratti?
“Sono stato l’esecutore materiale del recupero e del ripristino della scritta. Io sono il tecnico che mette a disposizione le proprie conoscenze, le competenze e la manualità. Le decisioni vengono prese nell’ambito dell’alta sorveglianza della soprintendenza”.

In quali condizioni avete trovato la scritta “Casa del Balilla”?
“La scritta era ben chiara, si vedeva benissimo. Era leggibile la dicitura ‘Casa del Balilla’. Dai saggi stratigrafici è emersa la differenza tra le diverse superfici e tra gli strati presenti sulla facciata”.

La scritta era stata cancellata intenzionalmente nel dopoguerra?
“Durante i lavori si nota la chiara volontà di cancellare le iscrizioni. Erano state appositamente coperte, come avvenne per molti simboli del fascismo dopo la guerra. Anche l’altra scritta, quella incisa sulla cornice marcapiano con la dicitura ‘Opera nazionale Balilla’, era stata coperta con della malta”.

Perché non avete lasciato l’iscrizione nello stato in cui era stata trovata?
“All’inizio l’ipotesi era quella di lasciarla com’era, pulendola e basta. Successivamente è stato deciso di provare a dipingerla, utilizzando anche i segni trovati intorno alle lettere. Il ponteggio, però, non è stato ancora smontato e il cantiere non è ancora chiuso”.

Quindi la scritta è stata ricreata attraverso la nuova coloritura?
“La scritta preesisteva. Noi abbiamo riproposto la coloritura seguendo lo stesso criterio utilizzato per il resto della superficie decorata. Come è stata tinteggiata la facciata, così è stata tinteggiata anche la scritta”.

Ma il rosso che vediamo oggi è stato applicato durante questi lavori.
“Sì, la tinta è attuale, così come è attuale la nuova tinteggiatura della facciata. Dal punto di vista tecnico si tratta di un intervento di manutenzione straordinaria. Il colore è stato applicato sulla superficie esistente sulla base dei saggi stratigrafici e delle indicazioni ricevute”.

Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio il giorno dell'inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell'Opera nazionale Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla


Chi ha fornito le indicazioni operative?
“Il funzionario di zona della soprintendenza è l’architetta Francesca Cerroni. Nelle valutazioni è intervenuto anche Yuri Strozzieri, un altro funzionario della soprintendenza. La dirigente è la soprintendente Margherita Eichberg. Noi ci siamo attenuti alle indicazioni della soprintendenza”.

Il colore utilizzato corrisponde certamente a quello storico?
“Sono state trovate tracce cromatiche. Sull’iscrizione incisa e coperta dalla malta, una volta rimossa la copertura, è emerso il rosso. Sulla base dei saggi stratigrafici e delle valutazioni tipologiche è stata quindi proposta quella coloritura. Naturalmente il colore antico poteva avere perso tono nel tempo”.

La ricreazione così evidente della scritta poteva essere evitata?
“Una possibile soluzione era lasciare visibile quello che era stato trovato senza insistere con il colore. L’architetto Alfredo Giacomini, esperto di restauro, mi aveva indicato questa possibilità, osservando che aggiungere il colore poteva costituire una forzatura. Era una delle soluzioni possibili”.

Adesso che cosa sarà fatto?
“L’indicazione è quella di provare a velare la scritta e ad abbassarne il tono. Francesca Cerroni e Yuri Strozzieri mi hanno detto di intervenire per attenuare il rosso troppo squillante”.

Il liceo classico Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del Littorio

Il liceo classico Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del Littorio


Il presidente della provincia Alessandro Romoli ha parlato di “detonalizzazione”. È questo il termine corretto?
“È stato utilizzato quel termine, anche se io parlerei più semplicemente di abbassamento del tono. La velatura consiste nell’utilizzare una tinta traslucida, non coprente, per attutire il colore della scritta”.

La scritta resterà quindi visibile?
“Sì, la decisione attuale è quella di attenuare il più possibile l’effetto, ma la scritta rimarrà. Prima di smontare i ponteggi sarà valutato il risultato della velatura”.

L’intervento può essere eliminato o modificato senza danneggiare la superficie?
“Sì. Noi operiamo secondo tre principi del restauro: riconoscibilità, reversibilità e compatibilità dei materiali. L’intervento è reversibile. Posso rimuovere la tinta alla calce con una spugna e tornare all’aspetto precedente”.

Quindi sarebbe tecnicamente possibile anche tornare indietro?
“Dal punto di vista tecnico sì, perché il colore applicato oggi è reversibile. Il colore non ha settant’anni e non è ciò che viene tutelato. A essere tutelata è la scritta sottostante”.

Sarebbe possibile ricoprire l’iscrizione senza distruggerla?
“Tecnicamente si può intervenire in modi diversi, ma la valutazione deve essere compiuta dalla soprintendenza. Io sono l’esecutore materiale dell’intervento e devo attenermi alle prescrizioni ricevute. Io opero come se si trattasse di un affresco”.

Liceo classico Mariano Buratti - La scritta ormai scomparsa "Casa del Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – La scritta ormai scomparsa “Casa del Balilla”


Lei paragona la scritta a un affresco?
“Dal punto di vista del restauratore, una superficie decorata deve essere conservata. Il bene oggi è sottoposto a tutela e io non posso decidere autonomamente di cancellare un elemento rinvenuto. La normativa e le prescrizioni della soprintendenza regolano il nostro lavoro”.

La funzione scolastica dell’edificio e l’intitolazione a Mariano Buratti non devono però entrare nella valutazione?
“Quello è il punto sul quale si è sviluppato il confronto politico e culturale. Io devo ragionare da tecnico e occuparmi della conservazione dell’edificio e delle sue superfici decorate. Le altre valutazioni non spettano all’esecutore materiale”.

Le proteste hanno influito sulle decisioni successive?
“Un bene culturale non è cosa nostra, ma un bene collettivo. L’opinione pubblica ha voce in capitolo e il confronto ha portato a rivalutare l’impatto della coloritura. Ci si è resi conto che la scritta era troppo squillante e si è deciso di attenuarla”.

La scelta è definitiva?
“Non credo che il procedimento sia già definitivamente chiuso. Il cantiere non è ancora chiuso, i ponteggi sono ancora montati e, dopo tutte queste polemiche, la soprintendenza vorrà valutare attentamente il risultato prima di autorizzarne la rimozione”.

Che cosa accadrà anche alla scritta “Opera nazionale Balilla” sulla cornice marcapiano?
“Anche quella è stata evidenziata. È una scritta incisa nel peperino e, dopo la rimozione della malta che la copriva, sono emerse tracce di rosso. Anche in quel caso è stato chiesto di provare ad attenuare il colore, eventualmente utilizzando un tono più bruno e meno evidente”.

La relazione tecnica è già stata consegnata?
“Non ancora. Non ho presentato la relazione di fine lavori perché il cantiere non è ancora chiuso. Nella relazione saranno descritti i saggi stratigrafici, le condizioni in cui sono state trovate le scritte e gli interventi eseguiti”.

Carlo Galeotti


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