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Viterbo – Il 25 luglio alle 9 la protesta in via Tommaso Carletti 8 – Annunciano la partecipazione il dipartimento di Filosofia e Storia del Paolo Ruffini, la Fondazione Gualtiero Sarti e Antonio Filippi – Contrarie alla scritta anche Cgil, Flc Cgil e Società filosofica italiana

“Il Buratti non si tocca”, sabato il sit-in davanti al liceo

di Carlo Galeotti
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Viterbo – “Il Buratti non si tocca!”. È lo slogan scelto per il sit-in in programma sabato 25 luglio, alle 9, davanti alla sede del liceo classico Mariano Buratti, in via Tommaso Carletti 8.

La manifestazione è stata organizzata contro la scritta “Casa del Balilla” ridipinta sulla facciata della scuola intitolata al docente, antifascista e comandante partigiano Mariano Buratti, arrestato, torturato e fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944.

Simulazione - Come sarà il liceo classico Mariano Buratti con l'insegna "Casa del Balilla"

Simulazione – Come sarà il liceo classico Mariano Buratti con l’insegna “Casa del Balilla”


Il presidio, promosso dall’Anpi provinciale insieme alle associazioni che operano sul territorio per la difesa dei valori democratici e agli studenti, punta a ottenere la cancellazione della scritta, dopo la decisione di mantenerla rendendone meno evidente il colore.

Anche la data scelta assume un forte significato simbolico. Il 25 luglio 1943, dopo il voto del Gran consiglio del fascismo, il re Vittorio Emanuele III destituì Benito Mussolini e ne ordinò l’arresto. Ottantatré anni dopo, proprio il 25 luglio, davanti al liceo intitolato al partigiano Mariano Buratti si manifesterà contro il mantenimento della scritta “Casa del Balilla”.

In questa vicenda l’azione della soprintendenza guidata da Margherita Eichberg appare segnata da errori marchiani, scarsa competenza, scarsa vigilanza, supponenza culturale e dalla totale incapacità di valutare la gravità di quanto è stato fatto. Ridipingere e ricreare una scritta fascista sulla facciata di una scuola intitolata a Mariano Buratti non è un dettaglio tecnico, ma una scelta di enorme peso storico, civile e simbolico, affrontata con superficialità e senza comprenderne le conseguenze. È una chiara scelta politica, quando le scelte corrette erano numerose.

E intanto, in vista del sit-in, sono partite le adesioni. Particolarmente significativa quella del dipartimento di Filosofia e Storia del liceo scientifico statale Paolo Ruffini di Viterbo.

“Il dipartimento di Filosofia e Storia del liceo scientifico statale Paolo Ruffini di Viterbo aderisce all’iniziativa, promossa dall’Anpi – Comitato provinciale – e dalle diverse associazioni che sul territorio lavorano per la difesa dei valori democratici, insieme alle studentesse e agli studenti, prevista per sabato 25 luglio alle 9, davanti alla sede del liceo classico Mariano Buratti”, dichiarano le docenti e i docenti del dipartimento.

Una presa di posizione che porta la protesta direttamente nel mondo della scuola e assume un valore particolare perché arriva dagli insegnanti delle discipline chiamate a trasmettere la conoscenza storica e il pensiero critico.

Liceo classico Mariano Buratti con l'insegna "Casa del Balilla" - La locandina che annuncia il sit in di sabato 25 luglio

Liceo classico Mariano Buratti con l’insegna “Casa del Balilla” – La locandina che annuncia il sit in di sabato 25 luglio


Al sit-in ha aderito anche la Fondazione Gualtiero Sarti, secondo la quale la vicenda coinvolge “non soltanto un edificio storico, ma il significato della memoria pubblica, il valore dei simboli e i principi sui quali si fonda la nostra Repubblica”.

“La presenza, sulla facciata di un edificio scolastico dedicato a un martire della Resistenza, di una scritta riferita all’organizzazione giovanile del regime fascista – sostiene la fondazione – non può essere considerata esclusivamente sotto il profilo tecnico o architettonico”.

Per la Fondazione Gualtiero Sarti, la scritta può essere considerata alla stregua di un’insegna e quindi rimossa. Duro anche l’appello rivolto al presidente della provincia Alessandro Romoli: “Il presidente non si può nascondere dietro a uno scolorimento dell’insegna. Deve prendere la decisione di cancellare e non decolorare”.

Ha aderito al presidio anche Antonio Filippi, che invita a proseguire la mobilitazione fino alla cancellazione della scritta e contesta la decisione di mantenerla rendendola meno evidente.

“La storia non si detonalizza – afferma Filippi –. Quella scritta va semplicemente cancellata del tutto. Questo doveva essere la decisione di un presidente che ogni 25 aprile partecipa alla deposizione della corona d’alloro in onore del partigiano Buratti”.

Filippi rivendica la necessità di una scelta politica netta: “Ci sono dei momenti in cui bisogna prendere decisioni incontrovertibili, di scelta politica precisa e senza ambiguità. Non farsi giustificare da figure tecniche che nulla hanno a che vedere con la volontà politica”.

Poi l’adesione esplicita alla mobilitazione: “Bene hanno fatto i giovani studenti e l’Anpi provinciale a organizzare un primo presidio di protesta per sabato prossimo. Anzi, dobbiamo continuare la mobilitazione finché giustizia non sia fatta”.

Infine, l’appello alle forze politiche che si dichiarano antifasciste e sostengono il presidente della provincia: “Intendete mantenere la contrarietà andando fino in fondo, arrivando anche alle estreme conseguenze del ritiro dell’appoggio politico, oppure facciamo passare la trovata della scritta sbiadita e si continua come se nulla fosse? L’antifascismo non si indossa nelle ricorrenze, ma è l’architrave della nostra Costituzione. Non permettiamo a nessuno che venga detonalizzato”.

La Cgil e la Flc Cgil di Civitavecchia Roma nord Viterbo hanno invece presentato una richiesta di accertamenti e di acquisizione della documentazione relativa ai lavori eseguiti sul liceo, per chiarire la presenza della scritta e verificare la legittimità dell’intervento.

“La scuola pubblica non è un edificio qualunque – affermano la segretaria generale della Cgil Stefania Pomante e la segretaria generale della Flc Cgil Paola Grilli –. È una delle istituzioni attraverso cui la Costituzione prende vita ogni giorno, formando cittadine e cittadini ai valori della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, del pluralismo e dell’antifascismo”.

I sindacati chiedono di accertare le autorizzazioni rilasciate, la conformità degli interventi e la compatibilità della scritta con la funzione educativa della scuola. “La storia del nostro Paese – concludono – va conosciuta e studiata nelle aule, non evocata senza un chiaro contesto educativo sulle facciate delle scuole della Repubblica”.

Contraria alla scritta anche la sezione “Pasquale Picone” di Viterbo della Società filosofica italiana. Il direttivo ricorda che numerosi soci sono stati o sono tuttora docenti e studenti del Buratti e che, come insegnanti di Storia e Filosofia, hanno sempre ricordato la figura del professore antifascista.

La Società filosofica italiana considera “del tutto inopportuno” riproporre la dicitura sulla facciata di una scuola dedicata a una vittima del fascismo e invita le autorità a togliere quella che definisce una “infausta iscrizione”, sostituendola con la scritta “Liceo Mariano Buratti”.

Il primo appuntamento pubblico è dunque fissato per sabato 25 luglio alle 9, davanti al liceo Mariano Buratti. Al centro della protesta non c’è soltanto la colorazione dell’iscrizione, ma la scelta di mantenerla sulla facciata di una scuola della Repubblica intitolata a un martire dell’antifascismo.

Carlo Galeotti 


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