Viterbo – “Piccoli segnali di ripresa che vanno rafforzati”.
Sul treno della ripresa, sembra esserci un posto anche la Tuscia. Per anni ci si è chiesti come e quando uscire dalla crisi e per il direttore di Confartigianato Andrea De Simone questo traguardo non sarà immediato non sarà immediato, ma con interventi di politica economica e un più incisivo sostegno delle banche, nei prossimi mesi dell’anno potrebbe verificarsi una svolta.
“Nell’ultimo periodo – dice De Simone – anche nella nostra provincia, si è intravisto un leggero trend di crescita che speriamo faccia da volano per l’anno prossimo. E’ ovvio che veniamo da 54 mesi di crisi e l’aumento del Pil di cui ora si parla è troppo poco significatictivo per parlare addirittura di ripresa dell’economia.
Per arrivare ai livelli del 2007, e cioè l’anno precedente alla crisi, e farlo in un tempo ragionevole, abbiamo bisogno di un aumento annuo di un 2,2%. Le piccole imprese che ce l’hanno fatta, ci sono riuscite anche attraverso la rigenerazione e l’innovazione, lavorando dalla mattina alla sera, nei giorni di festa e oltre”.
Il contributo più grande deve venire dalle banche. L’accesso al credito resta ancora oggi una nota dolente che potrà migliorare. “Le aziende hanno bisogno di scelte serie della politica e sostegno dalle banche che non devono andare sui giornali per il protagonismo di chi ha portato il malaffare all’interno degli istituti di credito. Le tante serie che ci stanno nel nostro territorio devono continuare a fare il loro lavoro, perché la macchina può essere anche la più bella del mondo, ma senza benzina, poi non va. Un po’ come funziona per l’economia”.
La Tuscia ha provato, nell’anno appena trascorso, a farsi conoscere a Expo. “E’ stata un’esperienza che ha dato molta visibilità al territorio. Speriamo di non ricordarcela, ora, per la vicenda del rientro della macchina di Santa Rosa, ma per essere stata la vetrina di molte imprese come, per esempio, il distretto delle pelletterie di Valentano che, all’esposizione, ha presentato la sua linea. E’ un comparto unico nella nostra provincia, e tra i più grandi in Italia, che dà lavoro a circa 200 famiglie. Successo anche per l’agroalimentare che da sempre ci rende famosi nel mondo”.
Incisivo deve essere l’intervento sul piano locale. “L’economia del Viterbese è strettamente legata all’edilizia, che raccoglie oltre il 40 per cento delle aziende, senza contare poi tutto quello che ruota intorno, dall’impiantista al falegname, ai manufatti e a chi produce le finestre. E’ un settore fondamentale e anche quello che più ha risentito della crisi, come dimostra, l’assenza di cantieri in città, che è durata per anni. La sua ripartenza emerge dai segnali incoraggianti sull’occupazione e dai mutui concessi alle famiglie per l’acquisto della casa, dopo un calo di quasi 36 mesi. Da luglio a dicembre, le cose sembrano essere andate meglio.
Il comparto è trainante, ma per effetto della crisi, dovrà essere impostato in maniera diversa rispetto al passato, incentrandolo più su interventi legati alla riqualificazione del centro storico o all’ecosostenibilità, non più dunque sui grandi cantieri. Il settore dell’agroalimentare è quello che ha resistito meglio degli altri, ne è un esempio la pasticceria Casantini che in questo periodo ha venduto panettoni in Germania. Riusciamo a esportare i nostri prodotti e questo è un bene. Dobbiamo rafforzare e consolidare le nostre potenzialità”.
Il quadro non è ancora rassicurante ma i segnali di ripresa, seppur minimi, ci sono. “Servono interventi di politica economica e, a livello territoriale, è necessario sfruttare risorse come il turismo o il termalismo, senza dimenticare l’agroalimentare e il settore delle costruzioni che fanno da traino all’economia locale.
Le attese sono positive e i segnali degli ultimi mesi dell’anno lasciano intravedere una ripresa che di certo ci sarà. Serve una svolta decisiva grazie a una politica economica davvero incisiva e un’azione forte sul credito”.
Paola Pierdomenico
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