Viterbo – Tante condanne e tanti abbandoni.
Il 2015 lascia il tribunale viterbese con un presidente, un pm, due gip, un giudice e un procuratore capo in meno. Un’emorragia di magistrati che stende un’ombra sull’anno prossimo. Con la certezza di perdere molto del lavoro fatto e tanti processi destinati a ripartire da capo: dagli appalti truccati di “Genio e sregolatezza” al dentista ex latitante, scappato senza finire i lavori ai clienti.
Il 2015 è l’anno delle prime condanne dell’inchiesta Asl: sette anni (quattro all’ex dg della asl di Roma H Luciano Minghiacchi e tre alla dirigente del servizio informatico Patrizia Sanna) per le tangenti dalla Isa, l’azienda informatica che aveva ‘comprato’ a suon di mazzette gli appalti dalla asl di Viterbo, poi anche da quelle di Rieti e Roma H. Un miniprocesso che è parte del maxiprocesso nato dopo tre anni di indagini chiuse nel 2012 e che, in aula, arranca, tra liste sterminate di testimoni e accuse sempre più a rischio prescrizione.
Sul fronte degli omicidi, l’ultima pesante condanna è arrivata per Sofian Gheorghe, il bracciante reo confesso dell’omicidio della convivente a coltellate nel settembre 2014 a Canino: trent’anni in primo grado. Stessa pena in appello per Antonio Matuozzo, anche lui consegnatosi spontaneamente alle forze dell’ordine dopo aver accoltellato a morte la compagna tre anni fa, a Barbarano Romano. Nessun processo, invece, per Agaj Asilan: il cinquantenne albanese si è impiccato in cella a un anno dall’assassinio della convivente, a Sutri.
Nel 2015, la storia di Francesca Mastrolonardo ha occupato i giornali e impegnato tribunale civile e procura. Sul caso della 23enne disabile non interdetta portata via a forza da casa e tenuta per otto mesi in casa famiglia, è stato aperto un fascicolo su eventuali omissioni e c’è un ricorso pendente al tribunale civile. Nel frattempo, la ragazza è tornata a casa, ma i genitori vogliono giustizia per quegli otto mesi in cui si sono visti strappare la figlia.
Pieno di patteggiamenti per le inchieste “Mamuthones” e “Silver & Gold”. Dieci condanne su tredici con pene fino a otto anni per la banda a prevalenza sarda specializzata in razzie notturne in campagna. Altri cinque patteggiamenti, pochi giorni prima di Natale, nell’ambito delle indagini sull’argenteria rubata tra Roma e Viterbo e rivenduta a una fonderia di Arezzo.
Pene esemplari per alcuni casi di violenza sessuale: dall’infermiere dell’Andosilla, condannato in via definitiva in Cassazione, allo zio che ha preso sette anni per gli abusi sulla fidanzatina del nipote. Fino ai dieci e cinque anni inflitti agli aguzzini di una ventenne sequestrata, stuprata e spinta sul marciapiede appena arrivata in Italia.
La procura ha indagato su rifiuti (“Vento di maestrale”), tutor, truffe all’Inps. E poi, ancora, droga (“Sentiero bianco”, “Tsunami”, “Fai da te”), furti (“The family”), rapine (“The mask”), immigrazione (l’indagine della Digos “Easy to place”). Le inchieste ‘politiche’ su macchina del fango e fatture false giacciono in udienza preliminare. Guerra su tutti i fronti tra Ugo Gigli e Angela Birindelli, ma il processo all’ex direttore generale dell’Ater inizierà nel 2016.
Stefania Moretti
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