Viterbo – Maxiprocesso Asl, alta tensione in aula. Al banco dei testimoni – per oltre un’ora – c’è il colonnello Gianluca Dell’Agnello, dal 2010 al 2014 comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo. Erano gli anni dell’inchiesta sull’azienda sanitaria locale. Un’indagine per corruzione, concussione, truffa e abuso d’ufficio conclusa nel 2012, dopo oltre tre anni.
Ventinove rinvii a giudizio, tra cui cinque società. Per la difesa di Giuseppe Aloisio, l’ex direttore generale della Asl imputato, “durante le indagini, nonostante il segreto, c’è stata una fuga di notizie. Paginate sui giornali di Paolo Gianlorenzo, su Aloisio e altri indagati. E pure sul gip Salvatore Fanti”. Nel 2012 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo rigettò la richiesta d’arresto per Aloisio & Co. “Colonnello Gianluca Dell’Agnello – incalza subito l’avvocato Pier Gerardo Santoro, dello studio Diddi – questa notizia l’ha data lei a Gianlorenzo?”. “Assolutamente no – risponde -. E’ stato lui a parlarmene il 13 febbraio 2012, dopo avermi dato appuntamento in un bar di via Vicenza per un aperitivo. Non gli ho mai dato questa notizia e, se l’ha avuta, l’ha avuta da altre fonti”.
Per la difesa di Aloisio il castello accusatorio contro l’ex dg Asl è frutto della stessa, presunta, campagna denigratoria a mezzo stampa sfociata nel maxiprocesso Vinitaly-Macchina del fango, che vede Gianlorenzo imputato insieme ad altre sette persone.
L’avvocato Santoro tira in ballo presunte telefonate tra l’ex comandante dei carabinieri e il giornalista. “Il giorno dopo l’incontro al bar – chiede il difensore – ha avuto conversazioni telefoniche con Gianlorenzo sull’indagine Asl? Ha commentato con Gianlorenzo il rigetto del gip Fanti della richiesta d’arresto? Se sì, perché lo ha fatto, visto che la notizia non era pubblica, ma segreta?”. “Io? Io ho parlato in queste telefonate? Il 14 ho parlato con Gianlorenzo? Così, a memoria, non me lo ricordo. Non mi pare, ma se ha le registrazioni…”, risponde Dell’Agnello.
In aula sale la tensione. Il sostituto procuratore Stefano D’Arma, titolare delle indagini insieme al pm Fabrizio Tucci, si oppone alle domande. “Sono lesive. Si sta facendo al testimone un processo nel processo, andando nel pettegolezzo”. I toni sono forti. Il difensore chiede all’ex comandante se avesse paragonato, in una telefonata con Gianlorenzo, il gip Fanti all’ex ministro Claudio Scajola. “Sì, ma non commentavo il rigetto della richiesta d’arresto. Bensì una notizia già pubblicata da Gianlorenzo, secondo il quale la figlia del giudice Fanti lavorava alla Asl di Viterbo. Il giornalista mi ha detto di essere stato in tribunale e di aver appreso dall’ufficio del gip che questo non sapeva che la figlia fosse stata assunta durante la gestione Aloisio. Da qui il paragone, infelice, con Scajola che in quegli anni sosteneva di aver comprato una casa a sua insaputa”.
L’avvocato Santoro chiede a Dell’Agnello se si fosse mai complimentato con Gianlorenzo per gli articoli che pubblicava sull’inchiesta Asl. “C’è qualche telefonata? – domanda il colonnello prima di rispondere -. Non ricordo, ma non posso escludere che sia capitato, che sia successo, che abbia detto questa cosa”. “Ovvero di essersi complimentato con il giornalista per aver fatto uscire i nomi di Aloisio & Co.? Di essersi complimentato per il suo coraggio, per essere stato l’unico a pubblicare i nomi degli indagati?”, chiede il difensore. Dell’Agnello risponde ad alta voce. “Ho tre articoli di Tusciaweb usciti il 13 febbraio 2012 che fanno nomi e cognomi degli indagati. Il 14 Tusciaweb esce addirittura con l’articolo ‘Carcere e sequestri’, raccontando dei ricorsi e controricorsi dei pm Tucci e D’Arma”. Per il difensore, non c’entra nulla. “Quella è l’indagine – risponde -. Della misura cautelare non ne sapevano nulla neppure gli avvocati. Era una notizia segreta”.
Per l’avvocato Santoro, c’è una telefonata in cui l’ex comandante si sarebbe complimentato con Gianlorenzo. “Perché ha sentito questa necessità?”, chiede. “Non ho sentito nessuna necessità. Era Gianlorenzo che normalmente mi chiamava per sapere se avessi letto gli articoli e se mi fossero piaciuti. Nella fretta, per tagliare corto, è possibile che abbia detto ‘Bravo, sei stato bravo'”.
Inizia un serrato botta e risposta. “Dopo i commenti sul gip Fanti, ha incontrato il giornalista in comando?”. “E’ capitato una volta, credo il 16 febbraio. Gianlorenzo mi ha telefonato di mattina: ‘Vengo a prendere il caffè, ci sei?’. ‘Sì, ti aspetto, sali’, gli ho detto”. “Avete parlato dell’ordinanza d’arresto?”. “No, assolutamente”. “Ricorda se il 18 febbraio in prima pagina era stata pubblicata l’ordinanza?”. “No, questo non lo ricordo”. “Ha saputo dell’indagine su Gianlorenzo?”. “Certo, l’ho letto su Tusciaweb. Era scritto che Gianlorenzo aveva subito una perquisizione in redazione”. “Ha più avuto rapporti con il giornalista?”. “Quella mattina ci siamo telefonati”. “Perché?”. Ma la risposta non arriva.
In aula è di nuovo alta tensione. “Tutto questo, processualmente, non è corretto”, sbotta il pm D’Arma. “Processualmente qui di non corretto c’è molto”, ribatte il difensore. “L’avvocato – urla inferocito Dell’Agnello – mi sta incolpando di violazioni e quant’altro. Presidente, sto commettendo qualche reato? Come testimone, oltre ad avere l’obbligo di rappresentare e raccontare, ho anche qualche diritto. In vesti di potenziale indagato, l’avvocato avrebbe dovuto avvisarmi che avrei potuto non rispondere. Mi sta indagando. Avvoca’, ma qui mica c’abbiamo l’anello al naso. Ma che ci vuole raccontare? Viene da Roma a raccontarci le fesserie? Mi sta accusando di un reato e sta commettendo calunnia”.
Per riportare l’ordine in aula deve intervenire il presidente del collegio dei giudici, Ettore Capizzi. Ma l’avvocato Santoro ribadisce: “C’è stata una fuga di notizie relative all’indagine Asl”. “E io che c’entro? Sono un colonnello dei carabinieri, non faccio fughe di notizie. Con Gianlorenzo le fughe di notizie non le ho mai fatte. Se le avessi fatte la procura mi avrebbe indagato. Associarmi alla fuga di notizie è inutile”.
Il 7 luglio la prossima udienza. La difesa di Giuseppe Aloisio ha chiesto di poter sentire anche il maresciallo dei carabinieri Piergiorgio Scoparo e il capitano Marco Ciervo, ex comandante della compagnia di Viterbo. Ma il pm D’Arma si è opposto. “Dobbiamo tornare a parlare della figlia del gip Fanti o della casa di Scajola? Quale rilevanza possono avere queste testimonianze, se non quella di farci arrabbiare tutti? Processualmente, è un modus operandi irrituale e illegittimo. Si fanno domande su atti che non sono nel fascicolo. Si fanno domande su fatti non pertinenti ai capi d’imputazione. Si qualificano come corpo del reato conversazioni di cui non siamo a conoscenza”. I giudici ammettono i testimoni, ma “le domande – specifica il presidente del collegio, Capizzi – dovranno essere più pertinenti al processo”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY