Viterbo - Maxiprocesso Asl - Selvaggini, nel suo memoriale scritto in carcere sette anni fa, punta il dito contro Aloisio
di Stefania Moretti
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 Ferdinando Selvaggini  Giuseppe Aloisio |
Viterbo – Spunta un altro memoriale al maxiprocesso asl.
A quello dell’ingegnere Alfredo Moscaroli, ex numero uno della Isa che fin dagli anni Novanta avrebbe pagato tangenti per lavorare con la asl – lo ha raccontato lui stesso per tre udienze di fila -, si aggiunge il memoriale di Ferdinando Selvaggini. Un altro diario scritto dal carcere nel dicembre 2009 per raccontare il sistema delle mazzette.
Selvaggini le chiama “provvigioni”. L’ex responsabile del centro elaborazione dati della asl, all’epoca al secondo arresto per corruzione – il primo nel luglio 2009, dopo la tangente ricevuta da un imprenditore – affida il disagio del ritorno in cella a venti pagine scritte a mano in stampatello. Il plico, indirizzato al maresciallo Piergiorgio Scoparo, finisce agli atti della maxi inchiesta Asl, all’epoca coordinata dai pm Laura Centofanti e Fabrizio Tucci.
Selvaggini si definisce “un uomo che ha sbagliato e di questo mi pento, ma non sono, né avrei potuto essere il mostro sbattuto in prima pagina”. E’ un dialogo quasi intimo, in cui uno degli indagati di punta del maxifascicolo per tangenti e corruzione cerca la fiducia degli investigatori: per andare avanti, Selvaggini ha bisogno di sapere che gli credono. “Tutti, chi più e chi meno, hanno tratto vantaggio da questo stato di cose”, scrive. Di sé dice che si era “sempre dato da fare a sponsorizzare le aziende con cui avevo contatti lavorativi”. “Mai ho preso parte a incontri tra politici e imprenditori, includendo evidentemente tra i politici i vari direttori generali”. Il suo “vantaggio economico”, per la procura le tangenti chieste alle imprese che prendevano appalti dalla asl, lo spiega così: “Percepivo una sorta di provvigione che nei primi anni non aveva una cadenza necessariamente periodica ma venivo contattato dall’imprenditore che valutava complessivamente cosa riconoscermi… anche perché con il mio apporto professionale, e spesso ben al di là del normale orario di lavoro, portavo sempre in esercizio tutti i progetti. Invece non conosco né la quantità né la modalità con cui l’imprenditore si rapportava con i politici”.
Selvaggini parla anche dell’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e di un discorso in un bar sulla Teverina: “Mi dice ‘le cose sono cambiate’, ‘ci sono nuove esigenze’, ‘bisogna sostenere il partito’, ‘ci saranno le elezioni’, quindi da adesso in poi tutto quello che percepisci da questi rapporti dev’essere versato al partito senza se e senza ma”. La somma è 3mila euro al mese, secondo il memoriale di Selvaggini. Che l’ex responsabile del Ced chiedesse soldi per il Pd lo ha testimoniato al processo Tommaso Rossi, titolare dell’azienda informatica Italbyte che, però, escludeva di aver ricevuto richieste analoghe da Aloisio. Dall’ex dg, Selvaggini dice di essere stato “usato”. La sua parola contro quella dell’ex numero uno della asl, che verrà a luglio in aula a dare la sua versione.
Selvaggini ha avuto venerdì 27 maggio la sua opportunità: non si è presentato in tribunale, come tutti gli imputati convocati quel giorno per essere ascoltati. La procura chiede che il suo memoriale confluisca agli atti del processo, insieme a tutti i suoi interrogatori tra il 2009 e il 2010. Le difese, ovviamente, si oppongono. Tanto quella di Selvaggini (avvocato Gino Salvatori) quanto quella di Aloisio (avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro).
Stefania Moretti
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