Canino – Rapina alle poste di Canino, nelle carte dell’indagine gli investigatori ipotizzano i ruoli che potrebbero aver ricoperto i sette indagate nel colpo da 200mila euro del 28 novembre.
Il direttore dell’ufficio Massimiliano Ciocia viene ritenuto la talpa, ovvero colui che avrebbe dato le indicazioni al resto della banda per compiere e mettere a segno la rapina. Christian Lanari, il presidente del club dei tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 Lanari, che a detta di Ciocia gli avrebbe proposto il colpo. Lanari insieme a Daniele Casertano e a Domenico Palermo, è invece ritenuto la mente. Sarebbero stati loro tre, secondo gli inquirenti, a pensare e a pianificare la rapina.
Ciocia è ai domiciliari, mentre Lanari difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, Casertano e Palermo sono in carcere. Ma ci sono anche degli indagati a piede libero: tre giovani fermati nemmeno un’ora dopo il colpo dai poliziotti della stradale di Tarquinia sulla Castrenese. Erano a bordo di una “Lancia Y di colore rosso che, proveniente dalla direzione di Canino, percorreva la statale in direzione Montalto di Castro”.
“Alla guida – riportano le carte – c’era Bruno Laezza (36enne di Viterbo, ndr), sul sedile anteriore lato destro in qualità di passeggero c’era Roberto Gallo (27enne di Marta, ndr) e sul sedile posteriore destro trovava posto Riccardo Carloni Modesti (24enne di Viterbo, ndr). Tutti gravati da precedenti di polizia”. Portati nel distaccamento della stradale di Tarquinia per gli approfondimenti, vengono perquisiti ma con esito negativo. Ovvero i poliziotti non trovano né gli abiti da corriere né la pistola usata per la rapina né il bottino.
Alcuni elementi, però, insospettiscono gli investigatori. “Carloni Modesti – scrivono – non calzava le scarpe. Ha riferito di averle gettate dal veicolo a Viterbo, zona porta Faul, poiché, a suo dire, aveva pestato degli escrementi di cane”. Inoltre “presentava le stesse sembianze fisiche dell’unico rapinatore entrato nell’ufficio postale, descritto come una persona particolarmente bassa e con corporatura esile”. Sarebbe stato alto circa un metro e sessanta.
Per quanto riguarda Gallo, invece, che sottolineano essere “disoccupato”, gli inquirenti riportano: “È stato trovato in possesso di 1260 euro, di cui ben 24 banconote erano composte da 50 euro, tutte con numero seriale similare e ‘nuove’, nel senso che apparivano realizzate da poco e poi immesse in circolazione”. Gallo, “in merito al possesso del denaro, non ha fornito una valida giustificazione, limitandosi genericamente ad affermare che si trattava di ‘denaro frutto di risparmi personali'”.
Gli investigatori svolgono anche degli accertamenti tecnici, iniziando dal passare al setaccio i cellulari dei tre fermati. In quello di Gallo si imbattono in una chat Whatsapp con tale Don Gianluca che, per loro, è “sicuramente Domenico Palermo”. “Sia pur con linguaggio criptico – ammettono gli inquirenti -, sembra farsi riferimento all’organizzazione della rapina. Il 25 novembre c’è uno scambio di messaggi dai quali emerge che sono in cerca di un mezzo, possibilmente una moto, per compiere la rapina. Nella chat di giovedì 26 novembre sono ancora in cerca di un mezzo e sono disposti a tutto pur di compiere la rapina, addirittura anche ‘a piedi’”.
Alla fine, però, pare abbiano utilizzato un’auto. Presumibilmente quella Lancia Y rossa che il 28 novembre viene immortalata anche dalla telecamere di Canino, comune che avrebbe raggiunto alle 12,47 per lasciarlo alle 12,54 procedendo “in direzione Montalto di Castro”.
“Alle 13,38 – è ricostruito nelle carte – l’utilitaria, dopo aver percorso circa 20 chilometri, viene controllata dalla polizia stradale a Montalto di Castro, strada Castrense. Per coprire in auto un tratto di strada di 20 chilometri, normalmente in 22 minuti circa, i rapinatori hanno invece impiegato 46 minuti. Il maggior tempo impiegato è servito per disfarsi degli indumenti e della pistola utilizzata per la rapina e occultare o consegnare a complici il bottino“. Finora, infatti, della refurtiva sono stati recuperati solo i 30mila euro trovati al direttore dell’ufficio postale Ciocia.
Il 2 dicembre, tre giorni dopo il colpo, Ciocia,, Casertano e Palermo vengono intercettati. Durante l’incontro, secondo gli inquirenti, “Casertano afferma di essere stato presente, forse come ‘osservatore’, sul luogo della rapina”, “di aver incontrato i tre giovani rapinatore subito dopo il colpo” e “di aver contato lui la somma asportata, anche verificando il taglio delle banconote”.
Nello stesso incontro, invece, “Palermo riferisce che i ragazzi che hanno consumato la rapina sono di loro fiducia. Da ciò – sostengono gli inquirenti – si ricava che i tre giovani fermati a Montalto (Laezza, Gallo e Carloni Modesti) sono gli autori della rapina”.
Palermo poi dice: “Loro hanno fatto poca strada. Come sono usciti di là, ad un certo punto vicino c’eravamo noi a prendere il cartone e via”. Gli investigatori sottolineano: “Gli occupanti della Lancia Y, subito dopo il colpo, si sono fermati per disfarsi delle armi, indumenti e bottino, consegnandoli a Palermo e a Casertano”.
Gli arrestati
Massimiliano Ciocia – 38enne di Vetralla – Direttore dell’ufficio postale di Canino – Ritenuto la “talpa” della banda – Ai domiciliari
Christian Lanari – 40enne di Vetralla – Presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 – In carcere
Daniele Casertano – 46enne di Viterbo – In carcere
Domenico Palermo – 41enne di Marta – In carcere
Per gli inquirenti, Lanari, Casertano e Palermo sono “il fulcro del gruppo criminale”. Di cui Casertano e Palermo sono “i due elementi più pericolosi”. Questi ultimi vengono descritti con una “violenta personalità” e “non nuovi alla commissione di reati, anche contro la persona”.
Gli indagati a piede libero
Bruno Laezza – 36enne di Viterbo
Roberto Gallo – 27enne di Marta
Riccardo Carloni Modesti – 24enne di Viterbo
Articoli: Massimiliano Ciocia: “La rapina alle poste me l’ha proposta Christian Lanari” – Manca parte del bottino e gli altri della banda minacciano di morte il direttore Ciocia – Rapina alle poste, gli arrestati davanti al gip – Colpo alle poste, quattro arresti per rapina aggravata – Rapina alle poste, arrestati il direttore e un ultrà della Viterbese – Rapina alle poste, indagati il direttore e un ultrà della Viterbese – Ha immobilizzato gli impiegati con le fascette e si è fatto consegnare il denaro dal direttore – Quasi 200mila euro rapinati da sportello automatico e cassaforte – Pistola in pugno fa irruzione alle poste travestito da corriere e porta via 200mila euro – Rapina in pieno giorno all’ufficio postale di Canino
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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