Canino – Il 2 dicembre Massimiliano Ciocia avrebbe dovuto prendere servizio alle poste di Sutri, ma quel giorno finisce davanti al pm Franco Pacifici accusato di rapina aggravata in concorso per essere stato la “talpa” del colpo del 28 novembre all’ufficio di Canino, di cui era direttore.
“L’unica cosa – dice Ciocia al pubblico ministero – che mi sono permesso di chiedere (a chi ha pianificato la rapina, ndr) è, ovviamente, di non fare male a nessuno perché comunque… i colleghi… io ci so’ stato tre anni e mezzo lì… Un motivo ancora per vergognarmi: questa è stata la stupidaggine più grande che ho fatto in vita mia”.
Sentito dagli inquirenti, Ciocia più volte ripete: “Mi sono raccomandato di non far uso della forza e di non fare del male a nessuno”. Ma, come da lui stesso ammesso, al resto della banda ha comunque “fornito i dettagli per la buona riuscita del colpo: orari di apertura della cassaforte, la presenza del sistema di videosorveglianza e di cospicue somme nell’ufficio postale”.
Le indicazioni del direttore al resto della banda
Quel bottino da 200mila euro erano i soldi delle pensioni. “Gli ho detto – continua Ciocia – ipoteticamente gli importi che avrebbero potuto trovare perché c’erano le pensioni. Nei giorni ‘comuni’ avrebbero potuto trovare sessanta, settanta, ottantamila euro… in quei termini lì… Nei giorni di pensione, il doppio: 140mila, 160mila, 180 mila euro”.
E ancora: “Ho riferito anche il numero di dipendenti che sarebbe stato presente, oltre al sottoscritto. Su mia precisa richiesta mi è stato garantito che non sarebbe accaduto nulla ai dipendenti ma non mi è stato specificato se il rapinatore si sarebbe presentato o meno armato, limitandosi a dire che avrebbe portato delle fascette autobloccanti per serrare i polsi”.
Ma l’idea più brillante è quella del camuffamento da corriere. “Ho detto – ricostruisce Ciocia – che per non dare nell’occhio l’ideale era il corriere della Sda perché è quello che viene spesso in questo orario qua, perché è l’orario in cui passa il corriere e soprattutto l’orario in cui l’ufficio è chiuso al pubblico”.
Il direttore ricostruisce la rapina
La rapina, infatti, viene commessa pochi minuti prima la pausa pranzo. “Sono intervenuti – ripercorre Ciocia – alle 12,40”. L’autore materiale “aveva un’altezza strana: era un metro e sessanta. Aveva il berretto della Sda, gli occhiali scuri, la mascherina, il giubbotto e i pantaloni marchiati Sda e i guanti. Era armato. Ha suonato, la collega che era lì ha aperto poverina perché ha visto Sda come tutti i giorni, lui è entrato e ha detto: ‘Devo consegnare un pacco al direttore’. La collega ha detto: ‘Lascialo anche a me, glielo firmo io perché il direttore c’ha da fare’. Invece lui ha alzato il giubbotto, ha tirato fuori la pistola e quindi la collega l’ha accompagnato da me”.
“All’interno del pacco c’erano delle fascette di plastica, quelle da elettricista. Le ha tirate fuori e m’ha detto: ‘Lega i colleghi’. Io ho messo le fascette, ovviamente le ho messe larghe, neanche a stringere… proprio il tempo che prendessero tutti e due i polsi… le ho lasciate lente, lente. Ha chiuso a chiave i due colleghi nel bagno e noi siamo andati nella stanza cassaforte: io ho preso i soldi che c’erano, quelli del bancomat che sono sfusi nel cassetto del bancomat presi e messi all’interno di questa scatola, e quelli della cassaforte presi e messi all’interno della scatola”.
Il rapinatore “ha legato anche me. Quando è uscito dall’ufficio sono corso al bagno a liberare i colleghi. Una collega già era riuscita a togliersi le fascette da sola, quindi poi con le forbici abbiamo tagliato le fascette l’uno con l’altro”.
Le valutazioni del gip
La gip Savina Poli, che ha disposto i domiciliari per Ciocia e il carcere per le “menti” della rapina (Daniele Casertano, Domenico Palermo e Christian Lanari), scrive: “La persona che è entrata nell’ufficio postale di Canino, vestita da corriere, si è impossessata delle somme di denaro che erano custodite nella cassaforte e nella cassa del bancomat minacciando i dipendenti con una pistola – una pistola che, anche fosse stata giocattolo, era priva del tappo rosso – e usando violenza. Sono stati, inoltre, posti in condizione di incapacità di agire, considerato che , oltre ad essergli stati legati i polsi, sono stati chiusi a chiave in bagno per il tempo necessario alla perpetrazione della rapina”.
Gli arrestati
Massimiliano Ciocia – 38enne di Vetralla – Direttore dell’ufficio postale di Canino – Ritenuto la “talpa” della banda – Ai domiciliari
Christian Lanari – 40enne di Vetralla – Presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 – In carcere
Daniele Casertano – 46enne di Viterbo – In carcere
Domenico Palermo – 41enne di Marta – In carcere
Per gli inquirenti, Lanari, Casertano e Palermo sono “il fulcro del gruppo criminale”. Di cui Casertano e Palermo sono “i due elementi più pericolosi”. Questi ultimi vengono descritti con una “violenta personalità” e “non nuovi alla commissione di reati, anche contro la persona”.
Gli indagati a piede libero
Bruno Laezza – 36enne di Viterbo
Roberto Gallo – 27enne di Marta
Riccardo Carloni Modesti – 24enne di Viterbo
Articoli: Gli ho detto che c’erano i soldi delle pensioni ma mi sono raccomandato di non fare del male a nessuno” – Massimiliano Ciocia: “È stata la più grande stupidaggine della mia vita, mi vergogno” – Gli inquirenti: “Il bottino consegnato a Palermo e Casertano subito dopo il colpo” – Ciocia: “La rapina alle poste me l’ha proposta Christian Lanari” – Manca parte del bottino e gli altri della banda minacciano di morte il direttore Ciocia – Rapina alle poste, gli arrestati davanti al gip – Colpo alle poste, quattro arresti per rapina aggravata – Rapina alle poste, arrestati il direttore e un ultrà della Viterbese – Rapina alle poste, indagati il direttore e un ultrà della Viterbese – Ha immobilizzato gli impiegati con le fascette e si è fatto consegnare il denaro dal direttore – Quasi 200mila euro rapinati da sportello automatico e cassaforte – Pistola in pugno fa irruzione alle poste travestito da corriere e porta via 200mila euro – Rapina in pieno giorno all’ufficio postale di Canino
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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