Canino – “La rapina me l’ha proposta Christian Lanari”. Massimiliano Ciocia, direttore dell’ufficio postale di Canino, lo avrebbe detto al pm che lo ha interrogato dopo essere stato scoperto e aver confessato il ruolo da “talpa” nel colpo da 200mila euro del 28 novembre.
Ciocia, 38enne di Vetralla, è ai domiciliari. Mentre Lanari, 40enne sempre di Vetralla e presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908, è in carcere insieme ad altre due persone: Daniele Casertano e Domenico Palermo. I tre reclusi sono considerati dagli inquirenti “il fulcro del gruppo criminale”.
Il 2 dicembre, davanti al pm Franco Pacifici, Ciocia avrebbe raccontato che “cinque, sei giorni prima della rapina si era recato nell’esercizio commerciale di Lanari per acquistare delle mascherine anti Covid. Nell’occasione Lanari, pur non avendo confidenza e amicizia con lui, gli ha proposto una rapina nell’ufficio postale da lui diretto”. Una richiesta alla quale il 38enne “non ha aderito”.
Un paio di giorno dopo, però, come è messo nero su bianco dagli inquirenti, la proposta gli sarebbe stata rifatta e a quel punto Ciocia avrebbe detto di sì. E con Lanari “immediatamente iniziano a pianificare il colpo”.
Nelle carte dell’indagine i magistrati ricostruiscono: “Ciocia ha fornito indicazioni in merito alle abitudini dei corrieri Sda che, in virtù di una stretta collaborazione con Poste italiane, hanno ingresso agevolato anche fuori dall’orario di apertura dell’ufficio. Inoltre ha comunicato a Lanari i giorni in cui era possibile recuperare un’importante quantità di denaro perché l’ufficio postale avrebbe pagato pensioni e tredicesime”.
I due si sarebbero poi lasciati “concordando”, scrivono gli inquirenti, che il direttore “Ciocia avrebbe intuito la rapina con l’arrivo del corriere in uno dei giorni indicati”.
La ricostruzione della rapina
Alle 12,50 del 28 novembre un uomo vestito da corriere entra nell’ufficio postale di Canino con la scusa di consegnare un pacco al direttore. “È di piccola statura – è l’identikit che emerge dai documenti -, è alto circa un metro e sessanta ed è completamente vestito con la divisa in uso al personale della società Sda, gruppo che si occupa di consegne in collaborazione con Poste italiane”.
L’uomo si imbatte prima in un’impiegata che gli avrebbe detto che “il responsabile dell’ufficio era impegnato”, ma poi “all’insistenza del corriere la donna chiede al direttore di intervenire per ritirare il pacco”. A quel punto il rapinatore “estrae una pistola, celata sotto alla giacca, intimando al direttore di bloccare le mani dei due dipendenti con delle fascette di plastica, per poi chiuderli nel bagno”.
Dopo essersi fatto consegnare 199mila 320 euro provenienti sia dalla cassaforte che dal bancomat, il finto corriere “ammanetta il direttore con le fascette ed esce dall’ufficio postale con i soldi custoditi nella stessa scatola con cui era entrato”. Poi si dà alla fuga.
Scattano le ricerche delle forze dell’ordine. Alle 13,40 gli agenti della polizia stradale, dopo un inseguimento di tre chilometri, bloccano e controllano un’auto sospetta, immortalata anche dalle telecamere presenti nei pressi delle poste. È “una Lancia Y di colore rosso – riportano gli inquirenti -, con tre persone a bordo, che percorre con velocità sostenuta la Castrense”. Ma alla fine la “perquisizione dell’auto e delle persone presenti dà esito negativo”. Ovvero gli agenti non trovano né i soldi, né la divisa da corriere, né la pistola.
I tre (un 24enne e un 36enne di Viterbo e un 27enne di Marta) finiscono comunque nel distaccamento di Tarquinia della stradale per “ulteriori accertamenti”. I poliziotti gli controllano i telefoni, e dalle chat “emergono elementi che, seppur molto criptici, consolidano gli indizi a carico dei tre fermati”. Vengono indagati a piede libero.
Partono le indagini di carabinieri e polizia stradale, coordinati dalla procura di Viterbo. Finora è stata recuperata solo una parte della refurtiva: i 30mila euro trovati al direttore delle poste ritenuto la “talpa”. Ma gli accertamenti continuano. Gli inquirenti stanno cercando di approfondire il ruolo che i vari indagati avrebbero ricoperto nella rapina. Oltre a quello del direttore, per il momento è stato ricostruito quello delle “menti”, ritenute Lanari, Casertano e Palermo.
Gli arrestati
Massimiliano Ciocia – 38enne di Vetralla – Direttore dell’ufficio postale di Canino – Ritenuto la “talpa” della banda – Ai domiciliari
Christian Lanari – 40enne di Vetralla – Presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 – In carcere
Daniele Casertano – 46enne di Viterbo – In carcere
Domenico Palermo – 41enne di Marta – In carcere
Per gli inquirenti, Lanari, Casertano e Palermo sono “il fulcro del gruppo criminale”. Di cui Casertano e Palermo sono “i due elementi più pericolosi”. Questi ultimi vengono descritti con una “violenta personalità” e “non nuovi alla commissione di reati, anche contro la persona”.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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