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Rapina alle poste di Canino - Massimiliano Ciocia interrogato dal pm: "Ho partecipato al colpo perché ho problemi economici, mi hanno promesso una schioppettata e ora ho paura" - La ricostruzione dell'incontro che ha portato all'arresto della banda

“È stata la più grande stupidaggine della mia vita, mi vergogno”

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Massimiliano Ciocia

Massimiliano Ciocia

Daniele Casertano

Daniele Casertano

Christian Lanari

Christian Lanari

Canino – Rapina alle poste, il direttore Massimiliano Ciocia dopo essere stato minacciato di morte dagli altri della banda ammette: “Mi hanno promesso una schioppettata, ho paura”.

Per tre anni e mezzo al vertice dell’ufficio di Canino e in procinto di essere trasferito a quello di Sutri, Ciocia, 38enne di Vetralla, è ora ai domiciliari con l’accusa di rapina aggravata. Per gli inquirenti, ha fornito le indicazioni necessarie al resto del gruppo per mettere a segno il colpo del 28 novembre scorso.

È stato il primo a essere individuato e a essere trovato con parte del bottino (30mila euro). Da qui i carabinieri hanno poi ricostruito quello che definiscono “il fulcro del gruppo criminale”: Christian Lanari, Daniele Casertano e Domenico Palermo. Se per gli investigatori Ciocia è stato la talpa, i tre sarebbero state le menti della rapina. Quelli che l’avrebbero pensata e pianificata.

“Una volta scoperto – scrive la gip Savina Poli nelle carte di inchiesta – Ciocia ha deciso di collaborare confessando il suo coinvolgimento”. Ha rilasciato spontanee dichiarazioni ed è stato interrogato dal pm Franco Pacifici che ha coordinato le indagini sia dei carabinieri che della polizia stradale.

“Mi trovo – esordisce Ciocia – in gravi condizioni economiche” e “Lanari mi ha proposto di approfittare della mia posizione lavorativa per fare soldi in modo veloce e semplice, ossia simulando una rapina”. Alla fine “ho accettato – dice Ciocia – vista la mia situazione economica”. Dai documenti emerge che il 38enne ha lo stipendio decurtato di un quinto, debiti da saldare e che a gennaio è stato denunciato dalla ex moglie per non averle pagato il mantenimento.

Con Lanari, 40 anni e presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908, sono compaesani: vivono entrambi a Cura, frazione di Vetralla. “Abbiamo concordato – spiega Ciocia – che la mia parte mi sarebbe stata data successivamente. Non fidandomi dell’accordo, la mattina della rapina, al mio ingresso in ufficio, ho aperto la cassaforte e ho prelevato 30mila euro”. I carabinieri, dopo averlo pedinato, glieli hanno trovati in auto due giorni dopo il colpo durante un posto di blocco organizzato ad hoc sulla via di casa. Sarebbero stati occultati in una valigetta nera “divisi in sei mazzette da 5mila euro in pezzi da 50”.

Soldi che, prima della rapina, il direttore avrebbe “nascosto nel contatore dell’Enel” delle poste per poi recuperarli il lunedì successivo. “Era il santo patrono del paese – ricostruisce – ma avevo appuntamento con il tecnico dell’allarme per l’estrapolazione delle immagini delle telecamere. Poi ho portato i cd ai carabinieri, sono tornato in ufficio e ho preso i 30mila euro”. Parte del bottino (l’unica finora recuperata: il totale ammonta a 200mila euro) che Ciocia avrebbe deciso di tenersi perché “io rischio il posto, rischio la figuraccia per cercare ossigeno e poi magari manco prendo niente”.

Dalle carte emerge che, dopo il colpo, Ciocia si organizza con Lanari per vedersi alle 19 di martedì primo dicembre. L’incontro viene intercettato dai carabinieri e porterà all’arresto di Lanari, Palermo e Casertano. “Sono andato a casa di Lanari che mi ha portato in un monolocale della stessa struttura – ripercorre – . Io ho aspettato e poi sono arrivate due persone”. Per gli investigatori sono Palermo e Casertano. “Mi hanno fatto spogliare per vedere se avessi addosso microfoni”. Ma solo dopo, ricostruiscono gli inquirenti, aver accesso la tv per rendere difficoltoso l’ascolto dell’eventuale intercettazione da parte delle forze dell’ordine.

Riferendosi a Casertano, Ciocia afferma: “Sosteneva che io o la persona che è intervenuta (l’esecutore materiale della rapina, ndr) stiamo rubando 140, 150mila euro. Sosteneva che nella scatola (utilizzata per fare la rapina, ndr) c’erano 44mila euro. Si è arrabbiato, mi ha minacciato, si è innervosito e ha detto: ‘O quello che è intervenuto o tu me state a prende’ in giro, o ammazzo a lui o ammazzo a te'”.

Intercettato, Casertano avrebbe esclamato: “Qui ci scappa il morto. Qua ci sta un problema, ci sta un problema grande”. Poi insinua il dubbio: “Chi me lo dice a me che tu non hai fatto ‘la tarantella’?! Che non li hai tolti prima (della rapina, ndr) i soldi?!”. E ancora: “O ammazzo a quello oppure vengo a uccidere a te perché a me non mi passa per il cazzo! Perché tu a me non mi conosci. Io se ti devo ammazzare adesso, ti ammazzo adesso! Ci siamo spiegati? A me dei soldi non me ne fotte. Io ai soldi ci piscio sopra, io gli do fuoco ai milioni. Io ci tengo all’onore”.

Durante l’interrogatorio con il pm, Ciocia ammette: “Credo che tutti stiano buggerando me perché non ho altro importo. Io so’ stato minacciato e ho paura”. 

Lo stesso magistrato, in fase di richiesta di arresto, sottolinea il ravvedimento del direttore dell’ufficio postale. “Questa – conclude Ciocia nell’interrogatorio – è stata la stupidaggine più grande che ho fatto in via mia, mi vergogno. Io non sono questa persona. Della stupidaggine che ho fatto mi rimane che sto senza ‘na lira uguale e quindi non ne è valsa la pena e c’ho un guaio grosso che prima non c’avevo. Quindi c’ho rimesso e mo c’ho pure paura che m’ammazzano perché m’ha promesso una scoppiettata. Se potessi torna’ indietro non lo rifarei”.


Gli arrestati

Massimiliano Ciocia – 38enne di Vetralla – Direttore dell’ufficio postale di Canino – Ritenuto la “talpa” della banda – Ai domiciliari

Christian Lanari – 40enne di Vetralla – Presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 – In carcere

Daniele Casertano – 46enne di Viterbo – In carcere

Domenico Palermo – 41enne di Marta – In carcere

Per gli inquirenti, Lanari, Casertano e Palermo sono “il fulcro del gruppo criminale”. Di cui Casertano e Palermo sono “i due elementi più pericolosi”. Questi ultimi vengono descritti con una “violenta personalità” e “non nuovi alla commissione di reati, anche contro la persona”.


Gli indagati a piede libero

Bruno Laezza – 36enne di Viterbo

Roberto Gallo – 27enne di Marta

Riccardo Carloni Modesti – 24enne di Viterbo


Articoli: “Il bottino consegnato a Palermo e Casertano subito dopo il colpo” – Massimiliano Ciocia: “La rapina alle poste me l’ha proposta Christian Lanari” – Manca parte del bottino e gli altri della banda minacciano di morte il direttore Ciocia – Rapina alle poste, gli arrestati davanti al gip – Colpo alle poste, quattro arresti per rapina aggravata – Rapina alle poste, arrestati il direttore e un ultrà della Viterbese – Rapina alle poste, indagati il direttore e un ultrà della Viterbese – Ha immobilizzato gli impiegati con le fascette e si è fatto consegnare il denaro dal direttore – Quasi 200mila euro rapinati da sportello automatico e cassaforte – Pistola in pugno fa irruzione alle poste travestito da corriere e porta via 200mila euro – Rapina in pieno giorno all’ufficio postale di Canino


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 dicembre, 2020

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