Canino – L’ufficio postale di viale Giuseppe Garibaldi – Nel riquadro il direttore Massimiliano Ciocia
Canino – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino del 28 novembre 2020, il direttore-talpa sarà portato a testimoniare in tribunale dai carabinieri, visto che spontaneamente finora non si è presentato, L’accompagnamento coattivo è stato confermato ieri, in occasione della calendarizzazione del processo davanti a una nuova terna giudicante.
Per sentire cosa avrà da dire Massimiliano Ciocia relativamente al palo Bruno Laezza, difeso dall’avvocato Enrico Zibellini, l’unico dei sette arrestati ad avere scelto il rito ordinario, bisognerà aspettare però il prossimo anno. Nessun rischio che il processo si prescriva a breve, mentre l’imputato è tuttora ai domiciliari, per cui il collegio, seguendo le indicazioni del tribunale, ha optato ieri per un rinvio record di ben tredici mesi.
Il direttore, considerato la mente del colpo, sarà accompagnato in tribunale dalle forze dell’ordine il 5 novembre 2024, mentre l’udienza successiva è stata fissata il 3 dicembre 2024. Finora sono stati sentiti solo due testimoni dell’accusa, ne mancano ancora dieci.
Un colpo da 200mila euro, tra pensioni e tredicesime, per la precisione 199.320 euro secondo quanto appurato nell’immediatezza, come ha spiegato durante una delle udienze del processo a Laezza una ispettrice di Poste Italiane, che si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, compresi i sei che hanno scelto l’abbreviato, ottenendo lo sconto di un terzo della pena.
Sull’entità del bottino, però, come è noto, i complici hanno fornito versioni discordanti: 40mila euro secondo i complici del direttore, più i 30mila euro trovati nella vettura di Ciocia che cercava di portarseli a casa in auto la sera che, già sospettato di essere la mente della rapina, fu fermato dai carabinieri. Mancherebbero all’appello altri circa 130mila euro che, secondo Casertano, Palermo e Lanari, il direttore avrebbe fatto sparire nel frattempo.
Oltre che di rapina aggravata in concorso, Lanari, Casertano e Palermo erano imputati anche di tentata estorsione, in quanto avrebbero minacciato di morte il direttore, accusandolo di essersi tenuto 130mila euro del bottino.
Diventate nel frattempo definitive le rispettive pene, sono in carcere dallo scorso 15 giugno gli altri sei componenti della “banda”, uno dei quali era già detenuto per scontare un cumulo di pene. Gli organizzatori del colpo – ovvero Ciocia, Lanari, Casertano e Palermo – sono stati arrestati l’8 dicembre 2020. I tre esecutori materiali – ovvero il “bandito solitario” Carloni Modesti e i pali Gallo e Laezza – sono stati invece arrestati il 25 gennaio 2021.
Dietro le sbarre il direttore-talpa Massimiliano Ciocia condannato a 3 anni e 10 mesi e i cinque complici per cui le sentenze sono diventate definitive tra luglio dell’anno scorso e il 7 giugno 2023, condannati a pene che vanno da un minimo di 3 anni e 4 mesi a un massimo di 5 anni e 8 mesi. Con lo sconto di un terzo del rito abbreviato scelto dalle difese in seguito all’accoglimento della richiesta di giudizio immediato.
Per Daniele Casertano (5 anni e 8 mesi), Domenico Palermo (5 anni e 8 mesi), Christian Lanari (4 anni) e Riccardo Carloni Modesti (5 anni) le sentenze sono diventate definitive dopo l’udienza del 7 giugno davanti alla corte di cassazione che ha rigettato i rispettivi ricorsi.
Gli altri due – ovvero il direttore delle poste Massimiliano Ciocia e il palo Roberto Gallo (3 anni e 4 mesi) – hanno usufruito l’anno scorso dello sconto del concordato in secondo grado. Ancora davanti al collegio il settimo imputato, uno dei due pali, Bruno Laezza, anche lui accusato di concorso in rapina aggravata, che ha scelto il rito ordinario.
Il processo di primo grado si è concluso a distanza di meno di un anno dalla rapina, il 5 novembre 2021. L’11 luglio 2022 le pene di primo grado sono state confermate dalla corte d’appello di Roma per tutti ad eccezione di Ciocia e Gallo. Lo scorso 7 giugno è stata la volta della cassazione per Casertano, Palermo, Lanari e Carloni Modesti.
Silvana Cortignani
Le sei condanne definitive:
– Daniele Casertano, 5 anni e 8 mesi
– Domenico Palermo, 5 anni e 8mesi
– Riccardo Carloni Modesti, 5 anni
– Christian Lanari, 4 anni
– Massimiliano Ciocia, 3 anni e 10 mesi
– Roberto Gallo, 3 anni e 4 mesi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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