Le poste di Canino – Nel riquadro il direttore-talpa Massimiliano Ciocia
Canino – Rapina alle poste di Canino, si saprà a maggio se uno di due pali era capace di intendere e di volere.
Tre medici visiteranno Bruno Laezza per stabilire se il deficit cognitivo di cui soffrirebbe il 38enne viterbese in seguito a un incidente stradale possa avere influito sulla sua capacità di intendere e di volere quando ha accettato di fare da palo, alla vigilia del colpo messo a segno il 28 novembre 2020 presso l’ufficio di via Garibaldi con la complicità del direttore.
Quest’ultimo, Massimiliano Ciocia, considerato la mente della banda, è stato condannato lo scorso novembre a 4 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado con lo sconto di un terzo della pena.
Ieri il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini ha affiancato al medico legale falisco Daniele Piergiovanni il neuropsichiatra viterbese Gianfranco Perugi, che si sono presi 45 giorni di tempo per le conclusioni, mentre l’avvocato Enrico Zibellini, che aveva per l’appunto chiesto al tribunale di disporre una perizia super partes, ha nominato per la difesa il noto neurologo Antonio Maria Lanzetti.
Gli esperti illustreranno le loro conclusioni all’udienza già fissata per il prossimo 4 maggio. Per quella data, dovranno stabilire anche se Laezza sia in grado di stare in giudizio.
Contro Laezza, l’unico dei sette imputati che abbia scelto il rito ordinario e non l’abbreviato, si sono costituite parte civile poste italiane. Il 38enne è ai domiciliari dal 25 gennaio 2021, quando sono stati arrestati i tre autori materiali della rapina, mentre i quattro “pianificatori” erano stati già arrestati l’8 dicembre 2020, pochi giorni dopo il colpo.
Il consulente della difesa Antonio Maria Lanzetti
In cambio della finta rapina 1250 euro in tre
Con Bruno Laezza finì ai domiciliari l’altro palo, Roberto Gallo, 29enne di Marta. La coppia rimase in attesa a bordo della Lancia Ypsilon rossa della moglie di uno dei complici, mentre alle poste faceva irruzione, travestito da corriere, Riccardo Carloni Modesti, 26enne di Viterbo, il finto rapinatore solitario, finito invece in carcere. In cambio del suo apporto il terzetto avrebbe ricevuto la somma di 1250 euro.
Colpo da 200mila euro secondo il direttore-talpa
Il direttore Ciocia, come è noto, a suo tempo dichiarò un bottino attorno ai 200mila euro. Di molto superiore ai 44mila euro dichiarati dai tre presunti complici “pianificatori” – ovvero Christian Lanari, Domenico Palermo e Daniele Casertano – anche tolti i 30mila euro trovati dai carabinieri sulla macchina del direttore mentre cercava di portarseli via dall’ufficio postale alla chetichella. Non è stato mai chiarito che fine abbia fatto il resto della somma, per dividere la quale Ciocia è stato ricattato e minacciato di morte dai complici una volta saputo che a suo dire l’importo del bottino era superiore di decine di migliaia di euro.
Le condanne più alte a Palermo e Casertano
Massimiliano Ciocia è stato condannato a 4 anni e 8 mesi in primo grado, Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi, Domenico Palermo a 5 anni e 8 mesi, Christian Lanari a 5 anni, Riccardo Carloni Modesti a 5 anni e Roberto Gallo a 4 anni. Più una provvisionale di 40mila euro a Poste Italiane, parte civile nel processo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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