Canino – Rapina alle poste di Canino, sul direttore i sospetti degli investigatori ricadono dal primo momento. A tal punto che Massimiliano Ciocia, 38enne di Vetralla, viene pedinato per poi essere fermato con un posto di blocco organizzato ad hoc.
È quanto emerge dalle carte dell’indagine sul colpo da 200mila euro all’ufficio postale di Canino del 28 novembre scorso.
Ascoltato dai carabinieri durante la denuncia, Ciocia avrebbe detto che quella mattina “il rapinatore, nell’atto di legargli le mani, aveva poggiato la pistola sopra alla scrivania. Ciò – mettono nero su bianco i magistrati – senza che il direttore, di corporatura decisamente più imponente rispetto a quella esile del rapinatore, intervenisse per scongiurare il peggio”. Anche un’altra dichiarazione, però, sembrerebbe insospettire gli investigatori: “Nessuno – avrebbe dichiarato il 38enne – sapeva che quel giorno c’era un’importante disponibilità di denaro contante all’ufficio postale”.
Due giorni dopo il colpo, Ciocia viene così pedinato da dei carabinieri in borghese. “Nonostante fuori dall’orario di ufficio”, sarebbe stato visto “entrare all’interno delle poste” per poi “uscire con una borsa nera in mano e salire sulla propria auto per recarsi verosimilmente a casa”. Ma mentre percorreva la strada, è stato fermato con un posto di blocco organizzato ad hoc. “All’esito dell’operazione – è scritto nelle carte – , all’interno della borsa nera, è stata rinvenuta la somma contante di 30mila euro in banconote da 50”.
A quel punto, riportano i magistrati, “sentendosi ormai smascherato, Ciocia ammette la responsabilità dei fatti e di essersi preservato, anticipatamente alla rapina, i 30mila euro per paura di essere tagliato fuori dalla spartizione del bottino”.
Il direttore viene indagato per rapina aggravata in concorso e poi arrestato: ora è ai domiciliari. Giovedì è comparso davanti al gip Savina Poli per l’interrogatorio di garanzia. Mentre ieri è toccato ai tre che nella vicenda, secondo gli inquirenti, “costituisco il fulcro del gruppo criminale”: Daniele Casertano, Domenico Palermo e Christian Lanari. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, è anche il presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908. Tutti e tre finiti in carcere, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice e potrebbero ricorrere al tribunale del Riesame per chiedere un alleggerimento della misura.
Oltre che per rapina aggravata in concorso, Casertano, Palermo e Lanari sono indagati anche per estorsione. Avrebbero minacciato di morte il direttore Ciocia durante un incontro registrato dagli inquirenti successivo alla rapina e alla sua confessione. I tre, “dopo averlo accuratamente perquisito – ricostruiscono i magistrati -, lo hanno accusato di aver fatto sparire circa 130mila euro, riferendo che nella scatola (utilizzata durante il colpo, ndr) c’erano solamente 44mila euro e degli spiccioli. Quindi hanno intimato a Ciocia di recuperare la somma mancante, sennò lo avrebbero ucciso”.
Casertano lo minaccia: “Ti vengo a uccidere. Tu a me non mi conosci. Io se ti devo ammazzare adesso, ti ammazzo adesso. Ci siamo spiegati?”
La ricostruzione della rapina
Alle 12,50 del 28 novembre un uomo vestito da corriere entra nell’ufficio postale di Canino con la scusa di consegnare un pacco al direttore. “È di piccola statura – è l’identikit che emerge dai documenti -, è alto circa un metro e sessanta ed è completamente vestito con la divisa in uso al personale della società Sda, gruppo che si occupa di consegne in collaborazione con Poste italiane”.
L’uomo si imbatte prima in un’impiegata che gli avrebbe detto che “il responsabile dell’ufficio era impegnato”, ma poi “all’insistenza del corriere la donna chiede al direttore di intervenire per ritirare il pacco”. A quel punto il rapinatore “estrae una pistola, celata sotto alla giacca, intimando al direttore di bloccare le mani dei due dipendenti con delle fascette di plastica, per poi chiuderli nel bagno”.
Dopo essersi fatto consegnare 199mila 320 euro provenienti sia dalla cassaforte che dal bancomat, il finto corriere “ammanetta il direttore con le fascette ed esce dall’ufficio postale con i soldi custoditi nella stessa scatola con cui era entrato”. Poi si dà alla fuga.
Scattano le ricerche delle forze dell’ordine. Alle 13,40 gli agenti della polizia stradale, dopo un inseguimento di tre chilometri, bloccano e controllano un’auto sospetta, immortalata anche dalle telecamere presenti nei pressi delle poste. È “una Lancia Y di colore rosso – riportano gli inquirenti -, con tre persone a bordo, che percorre con velocità sostenuta la Castrense”. Ma alla fine la “perquisizione dell’auto e delle persone presenti dà esito negativo”. Ovvero gli agenti non trovano né i soldi, né la divisa da corriere, né la pistola.
I tre (un 24enne e un 36enne di Viterbo e un 27enne di Marta) finiscono comunque nel distaccamento di Tarquinia della stradale per “ulteriori accertamenti”. I poliziotti gli controllano i telefoni, e dalle chat “emergono elementi che, seppur molto criptici, consolidano gli indizi a carico dei tre fermati”. Vengono indagati a piede libero.
Partono le indagini di carabinieri e polizia stradale, coordinati dalla procura di Viterbo. Finora è stata recuperata solo una parte della refurtiva: i 30mila euro trovati al direttore delle poste ritenuto la “talpa”. Ma gli accertamenti continuano. Gli inquirenti stanno cercando di approfondire il ruolo che i vari indagati avrebbero ricoperto nella rapina. Oltre a quello del direttore, per il momento è stato ricostruito quello delle “menti”, ritenute Lanari, Casertano e Palermo.
Gli arrestati
Massimiliano Ciocia – 38enne di Vetralla – Direttore dell’ufficio postale di Canino – Ritenuto la “talpa” della banda – Ai domiciliari
Christian Lanari – 40enne di Vetralla – Presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908 – In carcere
Daniele Casertano – 46enne di Viterbo – In carcere
Domenico Palermo – 41enne di Marta – In carcere
Per gli inquirenti, Lanari, Casertano e Palermo sono “il fulcro del gruppo criminale”. Di cui Casertano e Palermo sono “i due elementi più pericolosi”. Questi ultimi vengono descritti con una “violenta personalità” e “non nuovi alla commissione di reati, anche contro la persona”.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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