Viterbo - Processo bis il 30 maggio per Ciocia, Casertano, Palermo, Lanari, Carloni Modesti e Gallo

Gli arrestati a dicembre: Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Massimiliano Ciocia
Viterbo – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino, appello il 30 maggio per i i sei banditi su sette, tra i quali il direttore-talpa Massimiliano Ciocia, condannati lo scorso 5 novembre in primo grado a oltre 30 anni complessivi di reclusione e a una provvisionale all Poste di 40mila euro.
Tutti hanno beneficiato dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, scelto dalla difese.
Per il colpo messo a segno il 28 novembre 2021, il direttore Massimiliano Ciocia, che ha fatto da basista alla banda, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi.
I tre complici-pianificatori Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi, Domenico Palermo a 5 anni e 8 mesi e Christian Lanari a 4 anni. Il “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti a 5 anni e il palo Roberto Gallo a 4 anni.
Casertano, Palermo e Lanari sono stati condannati sia per la rapina che per la tentata estorsione al direttore Ciocia quando, scoprendo che aveva denunciato una rapina da 200mila euro ma avendone “incassati” solo 45mila, sono andati a chiedergli che fine avesse fatto il resto, finendo col minacciarlo di morte se non avesse condiviso.
Come è noto, altri 30mila euro dei 200mila denunciati come rubati sono stati trovati dai carabinieri nella macchina del direttore, che dopo il colpo cercava di portarseli via dall’ufficio pensando di passare inosservato. Colto col “sorcio in bocca”, Ciocia è stato il primo a confessare.
E’ in attesa di giudizio Bruno Laezza, l’altro palo, l’unico imputato che ha scelto l’ordinario, il cui processo è in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Enrico Zibellini (Laezza), Giovanni Labate (Gallo), Luigi Mancini (Carloni Modesti), Samuele De Santis e Graziana Papa (Lanari), Orefice(Casertano e Palermo) e Gianni Ceccarelli (Ciocia).
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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