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Tribunale - Hanno patteggiato altri venti giorni di reclusione Ciocia, Lanari, Casertano e Palermo - Rito ordinario per Carloni Modesti e Laezza

Rapina alle poste, la banda a processo per la pistola del finto colpo

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Gli arrestati a dicembre: Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Massimiliano Ciocia

I pianificatori arrestati l’8 dicembre 2020: Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Massimiliano Ciocia


Canino – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino del 28 novembre 2020, dopo oltre tre anni ieri la banda era a processo davanti al giudice monocratico per la pistola usata per il colpo.  Hanno patteggiato altri venti giorni di reclusione Ciocia, Lanari, Casertano e Palermo. Rito ordinario per Carloni Modesti e Laezza.

Ad eccezione di Roberto Gallo, sono finiti davanti al giudice Jacopo Rocchi per detenzione illegale di armi in concorso sei dei sette autori del colpo, tra i quali l’allora direttore Massimiliano Ciocia, sei dei quali condannati in via definitiva per gli altri reati ad eccezione del porto abusivo della pistola contestato loro in concorso. 

Si tratta della scacciacani priva del tappo rosso, di fattura simile alle pistole in uso alle forze di polizia, usata per minacciare i dipendenti dell’ufficio postale dal (finto) rapinatore solitario che si è intrufolato nell’ufficio del direttore travestito da corriere con un pacchetto in mano.

L’arma è stata rinvenuta e sequestrata dalla polizia giudiziaria del nucleo investigativo carabinieri congiuntamente a quella della polizia stradale di Viterbo il 14 dicembre 2020, pochi giorni dopo l’arresto dei quattro pianificatori del colpo il giorno dell’Immacolata e un mese prima dell’arresto del 25 gennaio 2021 dei tre esecutori materiali, ovvero il bandito “solitario” e i due pali. 

Ieri il giudice Jacopo Rocchi ha accolto le richieste di patteggiamento a 200 euro di multa e 20 giorni di reclusione in continuazione, da aggiungere alle precedenti condanne, concordate col pm dalle difese dell’ex direttore Massimiliano Ciocia, Daniele Casertano, Christian Lanari e Domenico Palermo, mentre si procederà col rito ordinario davanti a un altro giudice per Riccardo Carloni Modesti e il palo Gabriele Laezza, l’unico tuttora a processo davanti al collegio per la rapina. 

Tornando alla pistola, tuttora conservata tra i corpi di reato, è una pistola Mod. 92 auto (tipo scacciacani), priva di matricola, calibro 8 mm K-Italy (senza caricatore), avente la canna con impressi i numeri 200715, marca Kimar. 


Rapina alle poste di Canino - Nel tondo il (finto) rapinatore solitario poco prima che piombasse nell'ufficio del direttioe-talpa

Rapina alle poste di Canino – Nel tondo il (finto) rapinatore solitario poco prima che piombasse nell’ufficio del direttore-talpa


Sei condanne definitive e un bandito in sospeso

L’11 luglio 2022 le pene di primo grado per rapina aggravata in concorso erano state confermate dalla corte d’appello per tutti ad eccezione del direttore Massimiliano Ciocia e del palo Roberto Gallo, gli unici che hanno potuto usufruire dello sconto del concordato in secondo grado. Condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni di reclusione il 5 novembre 2021, sono stati condannati Ciocia a 3 anni e 10 mesi e Gallo a 3 anni e 4 mesi. Confermate invece in secondo grado le condanne inflitte in abbreviato dal tribunale di Viterbo per i tre complici-pianificatori del direttore: 5 anni e 8 mesi a Daniele Casertano, 5 anni e 8 mesi a Domenico Palermo, 4 anni a Christian Lanari. Cinque anni, infine, al “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti. Pene diventate definitive il 7 giugno 2023.

Daniele Casertano, 5 anni e 8 mesi
– Domenico Palermo, 5 anni e 8mesi
Riccardo Carloni Modesti, 5 anni
– Christian Lanari, 4 anni
Massimiliano Ciocia, 3 anni e 10 mesi
– Roberto Gallo, 3 anni e 4 mesi
– Gabriele Laezza, processo ancora in corso 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 marzo, 2024

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