Colpo alle poste di Canino - Lo dice il palo Bruno Laezza - Per il consulente della difesa "solo dopo ha capito di essere stato buggerato"
di Silvana Cortignani
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 Canino – L’ufficio postale di viale Giuseppe Garibaldi – Nel riquadro il direttore Massimiliano Ciocia  Antonio Maria Lanzetti  Enrico Zibellini |
Canino – “Questi bastardi mi hanno fregato, hanno detto che andavamo a pranzo al mare invece era una rapina”, avrebbe raccontato Bruno Laezza, uno dei due pali che hanno aspettato il rapinatore solitario travestito da corriere fuori l’ufficio postale di viale Garibaldi.
Una versione credibile secondo il consulente della difesa: “Solo dopo ha capito di essere stato buggerato”.
E’ ripreso questo mercoledì il processo al 38enne viterbese che all’ora di pranzo del 28 novembre 2021 ha fatto da autista, guidando la Lancia Ypsilon rossa della compagna, ai tre esecutori materiali del colpo orchestrato dal direttore Massimiliano Ciocia con gli altri tre presunti pianificatori.
In aula è stato scontro tra il perito del tribunale e il consulente della difesa, lo psichiatra Gianfranco Perugi e il neurologo Antonio Maria Lanzetti, sulle capacità cognitive di Bruno Laezza.
Perugi: “Nessuna percezione alterata della realtà”
Secondo Perugi, nominato dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini: “L’imputato non ha infermità mentali tali da alterare la percezione della realtà, nonostante la gravità dell’incidente stradale occorsogli il 23 marzo 2003, a causa del quale è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla testa e percepisce una pensione dall’Inail”.
Perugi ha inoltre messo in dubbio la bontà dei test cui è stato sottoposto il 24 ottobre 2015 e il 24 febbraio 2016, secondo cui soffrirebbe di shifting cognitivo.
Lanzetti: “Ha capito dopo di essere stato buggerato”
Secondo Lanzetti il problema sono le funzioni esecutive di Laezza, che per il consulente della difesa si esplicitano in una ridotta capacità del pensiero ad adattarsi a situazioni nuove.
“Fatica a comprendere cose che gli accadono attorno all’improvviso”, ha detto il neurologo del difensore Enrico Zibellini, spiegando come non a caso solo successivamente ai fatti Laezza abbia sviluppato nei confronti dell’accaduto una capacità di critica.
In sostanza sarebbe stato davvero convinto che l’uscita con la sua macchina era per andare a pranzo al mare: “Solo dopo ha capito di essere stato buggerato”.
“Mi hanno buggerato, mi hanno detto che andavamo a pranzo fuori, a mangiare il pesce a Montalto”, avrebbe riferito Maezza durante l’interrogatorio.
In maniera sincera per Lanzetti, che ha sottolineato come l’imputato, ormai consapevole dell’accaduto, sia scoppiato a piangere dicendo “questi bastardi mi hanno fregato”.
Alla presidente Massini, che chiedeva ragguagli al consulente, il medico ha risposto: “Gli manca il capire nell’agire”.
Silvana Cortignani
– Immortalata dalle telecamere la Ypsilon di colore “rosso sgargiante” dei rapinatori
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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