
Gli arrestati a dicembre: Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Massimiliano Ciocia
Canino – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino del 28 novembre 2020, definitive le condanne di sei rapinatori su sette dopo la dichiarazione di inammissibilità da parte della suprema corte dei ricorsi presentati in cassazione dalle difese di Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Riccardo Carloni Modesti.
Per loro potrebbero aprirsi adesso le porte del carcere. Gli altri due, ovvero il direttore delle poste Massimiliano Ciocia e il palo Roberto Gallo, hanno usufruito l’anno scorso dello sconto del concordato in secondo grado. Ancora davanti al collegio il settimo imputato, uno dei due pali, Bruno Laezza, anche lui accusato di concorso in rapina aggravata, che ha scelto il rito ordinario.
Le pene vanno da un minimo di 3 anni e 4 mesi a un massimo di 5 anni e 8 mesi. Tre anni e dieci mesi al direttore.
Le sei condanne definitive:
– Daniele Casertano, 5 anni e 8 mesi
– Domenico Palermo, 5 anni e 8mesi
– Riccardo Carloni Modesti, 5 anni
– Christian Lanari, 4 anni
– Massimiliano Ciocia, 3 anni e 10 mesi
– Roberto Gallo, 3 anni e 4 mesi
L’11 luglio 2022 le pene di primo grado erano state confermate dalla corte d’appello per tutti ad eccezione del direttore Masimiliano Ciocia e del palo Roberto Gallo, gli unici che hanno potuto usufruire dello sconto del concordato in secondo grado. Condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni di reclusione il 5 novembre 2021, sono stati condannati Ciocia a 3 anni e 10 mesi e Gallo a 3 anni e 4 mesi.
Confermate invece in secondo grado le condanne inflitte in abbreviato dal tribunale di Viterbo per i tre complici-pianificatori del direttore: 5 anni e 8 mesi a Daniele Casertano 5 anni e 8 mesi a Domenico Palermo, 4 anni a Christian Lanari. Cinque anni, infine, al “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti. Pene diventate adesso definitive.

Canino – L’ufficio postale di viale Giuseppe Garibaldi
Il giallo del bottino
Un colpo da 200mila euro, per la precisione 199.320 euro secondo quanto appurato nell’immediatezza, come ha spiegato una ispettrice di Poste Italiane, che si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, compresi i sei che hanno scelto l’abbreviato, ottenendo lo sconto di un terzo della pena. Sull’entità del bottino, però, come è noto, i complici hanno fornito versioni discordanti: 40mila euro secondo i complici del direttore, più i 30mila euro trovati nella vettura di Ciocia che cercava di portarseli a casa in auto la sera che, già sospettato di essere la mente della rapina, fu fermato dai carabinieri. Mancherebbero all’appello altri circa 130mila euro che, secondo Casertano, Palermo e Lanari, il direttore avrebbe fatto sparire nel frattempo.
Colpo lampo “concordato” col direttore
Il colpo “concordato” col direttore Massimiliano Ciocia è stato messo a segno in quattro minuti, tra le 12,50 e le 12,54. In men che non si dica gli investigatori si sono messi sulle tracce della Lancia Ypsilon di colore rosso sgargiante – intestata alla moglie di Laezza – con la targa in bella vista utilizzata per mettere a segno la rapina per cui nel giro di due mesi, tra dicembre 2020 e gennaio 2021, sono finiti in manette i tre esecutori materiali e i quattro pianificatori.
“Uno basso vestito da corriere”
Nei filmati della videsorveglianza, si vede un uomo di bassa statura (Riccardo Carloni Modesti il rapinatore solitario, ndr) scendere dalla vettura e incamminarsi verso l’ufficio postale, indossando una tuta blu da corriere Sda, con un cappuccio in testa e un pacco in mano. Entra alle 12,50 ed esce alle 12,54, sempre con il pacco in mano. La Ypsilon rossa viene quindi intercettata dalla polizia stradale di Tarquinia, già sulle sue tracce, presso un’area di servizio di Montalto sulla Castrense. Alla guida Bruno Laezza.
“Rendez-vous” coi complici durante venti minuti di buco
“Erano le 13,38. Troppi quaranta minuti dalla rapina per un percorso che si fa in metà tempo, venti minuti, per cui si è capito che c’era stata una sosta in mezzo, anche perché il pacco, si presume contenente il bottino, in auto non c’era più, quindi doveva essere stato consegnato agli altri complici che li aspettavano da qualche parte con un’altra auto, Inoltre Carloni Modesti non aveva più le scarpe”, ha spiegato durante il processo a Laezza il militare, che ha confrontato i video delle telecamere pubbliche e private che hanno ripreso i malviventi.
Agli esecutori “mancetta” di 1200 euro per il colpo
Il terzetto che, come si ricorderà, riferì alla polizia di essere diretto al mare per un pranzo a base di pesce, aveva con sé la somma di 1200 euro in contanti. Secondo quanto emerso la “mancetta” per la finta rapina orchestrata dal direttore con gli altri tre pianificatori.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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