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Rapina alle poste di Canino - In primo grado è stato condannato a cinque anni di reclusione

Christian Lanari pronto a difendersi in appello: “Inattendibile il direttore Massimiliano Ciocia”

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Viterbo – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino, pronto al difendersi in appello Christian Lanari.

E’ il commerciante quarantenne di Vetralla, presidente del club di tifosi gialloblù Us Viterbese 1908, difeso dagli avvocati Samuele De Santis e Graziana Papa, condannato lo scorso 5 novembre a 5 anni di reclusione in primo grado con lo sconto di un terzo del rito abbreviato.

Oltre a Lanari, per il colpo messo a segno il 28 novembre 2021 con la complicità del direttore Massimiliano Ciocia, che ha fatto da basista alla banda, lo stesso Ciocia è stato condannato a 4 anni e 8 mesi, Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi, Domenico Palermo a 5 anni e 8 mesi, Riccardo Carloni Modesti a 5 anni e Roberto Gallo a 4 anni. E’ in attesa di giudizio Bruno Laezza, l’unico imputato che ha scelto l’ordinario, il cui processo è in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo.


Christian Lanari

Christian Lanari


“Il direttore mente sapendo di mentire”

“Il direttore delle poste mente sapendo di mentire”, disse a suo tempo, dopo l’arresto avvenuto il giorno dell’Immacolata di due anni fa. “La rapina me l’ha proposta Christian Lanari”, avrebbe detto il direttore-talpa, raccontando agli inquirenti che “cinque, sei giorni prima della rapina si era recato nell’esercizio commerciale di Lanari per acquistare delle mascherine anti Covid. Nell’occasione Lanari, pur non avendo confidenza e amicizia con lui, gli avrebbe proposto una rapina nell’ufficio postale da lui diretto. Una richiesta alla quale “non ha aderito”. Un paio di giorno dopo, però, la proposta gli sarebbe stata rifatta e a quel punto Ciocia avrebbe detto di sì, iniziando “immediatamente a pianificare il colpo.


“Massimiliano Ciocia inattendibile” 

Per la difesa, che chiedendo una riforma della sentenza punta alla “inattendibilità del direttore” e secondo cui l’imputato è stato solo un “mero intermediario”, c’è stato un “travisamento e sostanziale umiliazione delle risultanze processuali”. “Appare evidente – si legge nell’appello – come nelle dichiarazioni rese in tempi successivi il Ciocia abbia fornito versioni non del tutto coerenti tra di loro, sovente modificando alcuni profili del racconto, al chiaro fine di alleggerire la propria posizione”. Nelle stesse motivazioni della sentenza del giudice Giacomo Autizi, viene sottolineato come l’unico profilo che non abbia trovato dimostrazione, in riferimento alle chiamate in correità del Ciocia, attiene alla genesi dell’idea di perpetrare la rapina: “Cioè, se abbia preso l’iniziativa il Lanari (contattando il Ciocia) ovvero il Ciocia (contattando il Lanari)”.


Massimiliano Ciocia

Massimiliano Ciocia


“E’ il basista che cela parte del bottino”

Secondo la difesa di Lanari è il direttore  Ciocia che si propone: “Non solo al Lanari ma a chiunque possa aiutarlo a compiere ai suoi occhi un ‘affare facile e di poco conto’, ‘senza alcun rischio’, ‘tutto calcolato’, ‘molto redditizio’. E’ il Ciocia che è un incontinente propalatore di inviti prima e di indicazioni investigative poi al fine e solo scopo unico di alleggerire la propria posizione. E’ il Ciocia che cela parte del lucroso bottino non condividendolo da subito con gli sventurati compagni di ‘merende’”.


“L’ho saputo leggendo Tusciaweb”

“Non dimentichiamoci – dicono i difensori – che il Ciocia fino alla fine nega di aver incontrato Casertano in questo cercando di addebitare sia l’idea della rapina che la sua esecuzione e organizzazione materiale al Lanari, per poi essere successivamente sconfessato dalle dichiarazioni dei correi e dalle risultanze processuali. Si consideri inoltre che gli esecutori materiali della rapina non erano conoscenza dell’esistenza del Lanari (vedasi spontanee dichiarazioni del Gallo Roberto del 18 dicembre 2020 ‘io non conosco neanche il Lanari, non l’avevo mai visto, l’ho saputo solo leggendo Tusciaweb’) ma ovviamente conoscevano la presenza e le indicazioni del Ciocia, che specifica in una sorta di decalogo, giorno, ora, vestiario e procedure della simulata rapina”.


“Solo un intermediario tra le parti”

Lanari si sarebbe limitato “su pressioni del Ciocia” a mettere in contatto le parti prima e “sempre su pressione del Ciocia” a farle incontrare dopo. “Non partecipa moralmente alla rapina, non conoscendo nulla del colpo né potendo dare un contributo causale alla medesima”, secondo gli avvocati Papa e De Santis. “Il Lanari – proseguono – tra l’altro non è mai stato considerato come destinatario di parte del bottino. Viene di nuovo in essere solo al momento del compiuto delitto per conoscere la fine del denaro, su sollecitazione di entrambe le parti, ma sempre e solo con un ruolo di intermediario”.


“Nulla sapeva dei particolari della rapina”

“Lanari per quello che aveva saputo dell’organizzazione della rapina, eseguita da persone a lui sconosciute, aveva una sola caratteristica certa: l’assenza di violenza nei confronti di chicchessia. Infatti ripetutamente, insistentemente e senza dubbio il Ciocia a tutti coloro cui aveva fatto riferimento al colpo aveva assicurato che in ufficio non ci sarebbe stato nessuno o comunque che non sarebbe stato necessario porre in atto alcuna condotta violenta o che rendesse qualcuno incapace di offendere”, dice la difesa. “La presenza dell’arma e il numero dei compartecipanti è assolutamente sconosciuto al Lanari, che appositamente è stato estromesso dalla rilevazione di certi particolari ed in quanto tale del tutto al di fuori del patrimonio conoscitivo del medesimo. Senza alcun dubbio, Lanari aveva la certezza della non necessaria violenza da porre in essere nemmeno come estrema ratio del reato”. E ancora: “In tutta onestà, se nell’ufficio non vi fossero stati, probabilmente a sorpresa, gli altri dipendenti, avremmo parlato senza dubbio di simulazione di reato e non di rapina aggravata”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 aprile, 2022

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