Colpo alle poste di Canino - L'utilitaria, con la targa bene in vista, era inoltre intestata alla moglie del palo Bruno Laezza
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 Gli arrestati a dicembre: Daniele Casertano, Domenico Palermo, Christian Lanari e Massimiliano Ciocia  Canino – L’ufficio postale di viale Giuseppe Garibaldi  Carabinieri e polizia – Immagine di repertorio |
Canino – (sil.co.) – E’ stato messo a segno in quattro minuti, tra le 12,50 e le 12,54, il colpo “concordato” col direttore alle poste di Canino.
In men che non si dica gli investigatori si sono messi sulle tracce della Lancia Ypsilon di colore rosso sgargiante con la targa in bella vista utilizzata per mettere a segno la rapina del 28 novembre 2020 per cui sono finiti in manette i tre esecutori materiali e i quattro pianificatori.
L’utilitaria rossa dei banditi non poteva passare inosservata sotto gli occhi delle telecamere che nei minuti precedenti il colpo l’hanno ripresa davanti alla locale stazione dei carabinieri (12,47), davanti all’officina di viale Garibaldi (12,48), quindi davanti alle poste.
“Si vede scendere uno basso vestito da corriere”
“Nei filmati della videsorveglianza, si vede un uomo di bassa statura (Riccardo Carloni Modesti il rapinatore solitario, ndr) scendere dalla vettura e incamminarsi verso l’ufficio postale, indossando una tuta blu da corriere Sda, con un cappuccio in testa e un pacco in mano. Entra alle 12,50 ed esce alle 12,54, sempre con il pacco in mano”, ha spiegato un carabiniere del Norm della compagnia di Tuscania nel corso dell’udienza del primo giugno del processo al palo Bruno Laezza, l’unico che abbia scelto il rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
“Utilitaria intestata alla moglie di uno dei pali”
La Ypsilon rossa intestata alla moglie di Laezza e in suo all’imputato, viene quindi intercettata dalla polizia stradale di Tarquinia, già sulle sue tracce, presso un’area di servizio di Montalto sulla Castrense. Alla guida Bruno Laezza.
Bottino ai complici durante venti minuti di buco
“Erano le 13,38. Troppi quaranta minuti dalla rapina per un percorso che si fa in metà tempo, venti minuti, per cui si è capito che c’era stata una sosta in mezzo, anche perché il pacco, si presume contenente il bottino, in auto non c’era più, quindi doveva essere stato consegnato agli altri complici che li aspettavano da qualche parte con un’altra auto, Inoltre Carloni Modesti non aveva più le scarpe”, ha proseguito il militare, che ha confrontato i video delle telecamere pubbliche e private che hanno ripreso i malviventi.
Agli esecutori “mancetta” di 1200 euro per il colpo
Il terzetto che, come si ricorderà, riferì alla polizia di essere diretto al mare per un pranzo a base di pesce, aveva con sé la somma di 1200 euro in contanti. Secondo quanto emerso la “mancetta” per la finta rapina orchestrata dal direttore con gli altri tre pianificatori.
I prossimi testimoni saranno ascoltati nelle udienze già fissate per il 4 ottobre, 18 ottobre e 25 ottobre, mentre, salvo imprevisti, discussione e sentenza saranno il prossimo 15 novembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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