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Tribunale - Il pubblico ministero vuole sentire Massimiliano Ciocia - Tra il palo Laezza e il resto della banda nessun contatto telefonico, solo una chiamata dal "rapinatore" la mattina stessa

Rapina alle poste di Canino, teste chiave il direttore accusato di aver organizzato il colpo

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Massimiliano Ciocia

Il direttore Massimiliano Ciocia


Canino – Rapina alle poste di Canino, il direttore-talpa Massimiliano Ciocia salvo imprevisti sarà sentito dai giudici in tribunale il prossimo 15 novembre. Nel frattempo è emerso che non ci sarebbero stati contatti telefonici prima del colpo tra il resto della banda e il palo Bruno Laezza, ad eccezione di una chiamata la mattina stessa da parte del “rapinatore solitario”.

Un teste chiave l’ex direttore Ciocia per la pm Chiara Capezzuto, che ieri ne ha anticipato la citazione al processo a Bruno Laezza, l’unico dei sette imputati che abbia scelto di essere giudicato col rito ordinario davanti al collegio. Sempre che nel frattempo la condanna inflitta in secondo grado all’ex direttore delle poste sia passata in giudicato. Ciocia è stato condannato in appello a 3 anni e 10 mesi di reclusione per rapina aggravata in concorso.

Laezza, che era alla guida della Lancia Ypsilon rossa usata per il colpo, è rimasto a bordo della vettura assieme all’altro palo, Roberto Gallo, mentre il “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti faceva irruzione nell’ufficio armato e travestito da corriere, “minacciando” il direttore e mettendo in atto il colpo che, secondo l’accusa, sarebbe stato pianificato dallo stesso direttore con Daniele Casertano, Domenico Palermo e Christian Lanari. Tutti e quattro arrestati l’8 dicembre 2020.

Un colpo da 200mila euro, per la precisione 199.320 euro secondo quanto appurato nell’immediatezza, come ha spiegato ieri una ispettrice di Poste Italiane, che si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, compresi i sei che hanno scelto l’abbreviato, ottenendo lo sconto di un terzo della pena.

Sull’entità del bottino, però, come è noto, i complici hanno fornito versioni discordanti: 40mila euro secondo i complici del direttore, più i 30mila euro trovati nella vettura di Ciocia che cercava di portarseli a casa in auto la sera che, già sospettato di essere la mente della rapina, fu fermato dai carabinieri.

Mancherebbero all’appello altri circa 130mila euro che, secondo Casertano, Palermo e Lanari, il direttore avrebbe fatto sparire nel frattempo.

Ieri sono stati sentiti il comandante della polstrada David Michelazzo e il sostituto commissario del nucleo di pg della stradale Mauro Di Paola, il quale, in particolare, ha raccontato del fermo della Lancia Ypsilon di colore rosso sgargiante, segnalata dopo la rapina, con a bordo tre sospetti, a Montalto di Castro, presso un’area di servizio sulla Castrense.

“Alla guida c’era Laezza, sul sedile passeggero Gallo e dietro Carloni Modesti. Sul posto ci hanno raggiunto i carabinieri di Canino e Tuscania, quindi li abbiamo portati tutti e tre presso la sede del distaccamento di Tarquinia per l’identificazione, dove abbiamo anche controllato i telefonini”, ha spiegato Di Paola.

“Sul telefonino di Laezza, il 28 novembre 2020, giorno della rapina, c’era una sola chiamata, in ingresso, alle ore 8,38, da parte di Carloni Modesti, che in quel momento, in base alla cella, si trovava nella zona dello stadio di Viterbo”, ha detto il teste. “Sempre con Carloni Modesti c’erano stati altri contatti, senza risposta, uno il 3 novembre e altri due l’11 novembre. Niente invece con gli altri imputati”, ha proseguito, rispondendo al difensore Enrico Zibellini.

Su una chat messenger è stata trovata una foto di quattro bottiglie di spumante inviata a Laezza da un pregiudicato, che però non ha trovato riscontri con la rapina.

“Mi hanno fregato, hanno detto che andavamo a pranzo al mare invece era una rapina”, ha sempre sostenuto Laezza, dichiarandosi del tutto estraneo al colpo, per il quale è tuttora sottoposto a misura cautelare. 


Già inflitte sei condanne di primo e secondo grado

Si è tenuto lo scorso 11 luglio il processo d’appello per i sei rapinatori che hanno scelto l’abbreviato. Pene di primo grado confermate per tutti ad eccezione del direttore Massimiliano Ciocia e del palo Roberto Gallo, gli unici che hanno potuto usufruire dello sconto del concordato in secondo grado. Condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni di reclusione il 5 novembre 2021, a luglio sono stati condannati Ciocia a 3 anni e 10 mesi e Gallo a 3 anni e 4 mesi.

Confermate le condanne inflitte in abbreviato undici mesi fa dal tribunale di Viterbo per i tre complici-pianificatori del, direttore: 5 anni e 8 mesi a Daniele Casertano 5 anni e 8 mesi a Domenico Palermo, 4 anni a Christian Lanari. Cinque anni, infine, al “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 ottobre, 2022

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