![]() L'imputato Giorgio De Vito |
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![]() I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco |
![]() Il pm Renzo Petroselli |
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– Perizia psichiatrica su Giorgio De Vito.
Così ha stabilito la Corte d’Assise di Viterbo, alla fine della prima udienza del processo per l’omicidio di Marcella Rizzello.
La richiesta di sottoporre De Vito a perizia psichiatrica era stata avanzata dai difensori dell’imputato all’inizio della seduta. I legali di De Vito, Enrico Valentini e Mario Rosati (ora sostituto processuale), avrebbero voluto che il loro assistito fosse giudicato col rito abbreviato condizionato, appunto, alla valutazione di uno psichiatra. Una richiesta che lasciava aperta, per De Vito, la possibilità di una condanna più lieve dell’ergastolo, potendo beneficiare dello sconto di pena previsto dal rito abbreviato. Ma i giudici l’hanno rigettata: la perizia si farà, ma senza riti alternativi.
Alla prossima udienza del primo luglio, la Corte affiderà l’incarico allo psichiatra. Accusa, difese e parti civili hanno cinque giorni per nominare i propri consulenti. Pm e difensori hanno già le idee chiare. Petroselli nominerà il dottor Traverso. De Vito si avvarrà, invece, della consulenza tecnica della psichiatra Miria Brinchi. Tra i legali di parte civile è stato fatto il nome della psichiatra Cristiana Morera, ma non è escluso un ripensamento nei prossimi giorni.
Tra le richieste della difesa, anche la maxilista di 109 testimoni, un’eventuale Bpa (Bloodstain pattern analysis) per analizzare forma e localizzazione delle tracce di sangue nella villetta (attualmente dissequestrata), un sopralluogo sulla scena del delitto e l’acquisizione del diario clinico di De Vito e dei tabulati telefonici di Mariola Henrycka Michta.
Il pm Renzo Petroselli, oltre a voler sentire una cinquantina di testimoni, ha chiesto che siano inseriti nel fascicolo i due filmati sulla scena del delitto, la macchinetta fotografica trovata in possesso di De Vito e il certificato dello stato di famiglia, che attesta che l’uomo non ha alcun fratello gemello, come da lui stesso dichiarato in fase di indagini.
Le parti civili hanno presentato le proprie liste testi e chiesto l’esame dell’imputato, che ha seguito in silenzio l’intera udienza, lo sguardo perso, la mano spesso appoggiata sull’orecchio, forse nell’illusione di riuscire a sentire meglio. De Vito, infatti, soffre di una grave forma di ipoacusia bilaterale, che lo ha reso praticamente sordo.
La prossima udienza la seguirà con un paio di cuffie, come disposto dalla Corte, che ha accolto tutte le prove documentali, riservandosi su alcune, e invitato le parti a sfoltire le corpose liste dei testimoni.
L’avvocato Mario Rosati ha rinunciato all’incarico, perché la richiesta di gratuito patrocinio, fatta da De Vito, non consente la nomina di due legali. A difendere l’imputato sarà, quindi, Enrico Valentini, sostituito da Rosati solo in caso di impegni o impedimenti personali.
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