– E’ senza parole Lucia Prastaro. La madre della donna uccisa in casa con trenta coltellate non commenta la sentenza d’appello sull’omicidio della figlia. Tutto quello che aveva da dire, lo ha già detto ieri, dritto in faccia ai giudici romani.
“Me l’avete ammazzata un’altra volta”, ha gridato in aula dopo la lettura della sentenza. Troppo pochi diciassette anni all’assassino della sua Marcella. “Che avreste fatto se fosse stata figlia vostra? Siete tutti uguali. Siete colpevoli come lui!”.
Parole come pietre, lanciate contro lo scranno di una Corte che nulla sa del suo dolore di madre, ma ha deciso lo stesso. In un’ora di tempo ha ridotto a diciassette anni la prima condanna all’ergastolo per Giorgio De Vito. Diciassette anni contro trenta coltellate sul corpo di Marcella, che la madre Lucia sente tutte sulla sua pelle. E ora che i giudici le hanno voltato le spalle, le sente più forte.
“La giustizia non esiste!”, ha urlato con una voce uscita chissà come dal suo corpo così piccolo. Ha spezzato il silenzio come fece ai funerali della figlia, quando il suo grido si levò dal nulla: “Hanno ucciso la mia Marcella!”, ripeteva tra una folla che l’abbracciava senza consolarla.
“In tutti questi anni il suo dolore è rimasto composto – dichiara il suo avvocato Maria Cristina Rosa -. Si era affidata alla giustizia e ora è delusa. La sentenza giusta, per lei, era quella di primo grado. Se avessero concluso per l’incapacità di intendere e di volere, lo avrebbe accettato più facilmente. Così, invece, ci hanno detto che De Vito è sano, ma non merita l’ergastolo”.
La sentenza d’appello, arrivata ieri alle 14,30, segna un nuovo capitolo di una lunga vicenda giudiziaria iniziata tre anni fa. E’ il 3 febbraio 2010 quando Marcella viene uccisa nella sua villetta a Civita Castellana. L’omicida la sorprende ancora a letto con la figlia, che a tredici mesi assiste inerme all’omicidio della madre. L’agonia dura trenta coltellate. Ma solo le ultime due uccidono Marcella. E sulla scena del delitto c’è la firma del suo assassino Giorgio De Vito, condannato in primo grado all’ergastolo un anno fa.
Ieri il colpo di scena: pesante riforma della sentenza di condanna, senza le aggravanti delle sevizie e della crudeltà. La Corte d’Assise viterbese le aveva riconosciute non tanto per i numerosi colpi inferti, quanto per il fatto di aver ucciso Marcella davanti alla figlia, abbassandole i pantaloni per infilarle una bottiglia tra le gambe.
La parte civile ha già annunciato il ricorso in Cassazione. Ma non basta. Farà di più. “Arriveremo fino in Parlamento – assicura l’avvocato Stefania Sensini -. Quello di Marcella è un femminicidio che merita giustizia”.
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