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Tribunale - Quasi sei ore di arringa della difesa di de Vito

Omicidio Rizzello, chiesta l’assoluzione

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L'avvocato Valentini

L'avvocato Valentini

Giorgio De Vito

Giorgio De Vito

L'avvocato Valentini

L'avvocato Valentini

La corte d'Assise

La corte d'Assise di Viterbo

Francesco Vincenzi

Francesco Vincenzi

I giudici Turco e Pacioni

I giudici Turco e Pacioni

L'avvocato Ballarini

L'avvocato Ballarini

Gli avvocati Rizzello e Rosa

Gli avvocati Rizzello e Rosa

L'avvocato di parte civile Stefania Sensini

L'avvocato di parte civile Stefania Sensini

– Omicidio Rizzello chiesta l’assoluzione per De Vito.

Assoluzione con formula dubitativa. E’ questa la richiesta avanzata da Enrico Valentini, avvocato di Giorgio De Vito, imputato per l’omicidio della 30enne di Civita Castellana Marcella Rizzello, uccisa il 3 febbraio del 2010.

Una conclusione alla quale il legale è arrivato dopo un’arringa di quasi sei ore.

Durante il suo lungo intervento Valentini ha cercato di smontare il quadro accusatorio, insistendo su tre punti: dubbi sulle indagini, incertezza sulla dinamica dell’omicidio e assenza di un movente.

De Vito è un uomo con alle spalle una vita pesante. “Ho ben presente il dramma di una bambina che non ha più una madre – inizia il legale -, di un genitore che non sa darsi una spiegazione per quello che è accaduto e di una madre che non vuole sentire dire certe cose. Rispetto tutte queste persone, ma non posso nemmeno trascurare il passato di De Vito”.

Tanti i drammi elencati dall’avvocato che avrebbero inciso sulla personalità del 37enne. “De Vito potrebbe essere nato dal rapporto incestuoso fra la madre e il padre di lei, nonno. A due anni scopre di essere sordo. Abbandonato dalla vera madre è adottato e cresce in un ambiente degradato. Non ha amici. A 11 anni è oggetto di abuso da parte dei compagni. Sono tutte cose che non possiamo non considerare“.

Valentini poi è passato a esaminare la perizia, un documento che il legale ha definito inesatta.”Gli accertamenti psichiatrici sono stati fatti dal professor  Marasco, illustre cattedratico. Anche i migliori però possono sbagliare. Del resto è un uomo e come tutti è soggetto a errori“.

Il legale ha insistito sul fatto che il perito non abbia tenuto conto né del passato di De Vito, né abbia fatto attenzione al quadro clinico del 37enne sottoposto a più visite psichiatriche a distanza di pochi giorni.

Altro elemento per la difesa rilevante è l’assenza di un movente. Valentini esclude quello della rapina. “Una persona che è “incline al furto” – sostiene il legale – non va a rubare in una casa con le chiavi alla porta e la certezza, quindi, che dentro ci sia qualcuno. Il movente della rapina è ridicolo. Come quello passionale perché De Vito e la Rizzello non si conoscevano. Non si tratta nemmeno di odio, vendetta o fanatismo. Allora perché uccidere senza una valida ragione una donna con trenta coltellate? Una mamma con una bambina? E’ praticamente impossibile”.

Ma per l’avvocato le anomalie non si fermano qui. “Nel sopralluogo i Ris non hanno considerato le impronte di scarpe rilevate all’interno della camera, il posto in cui c’è stato il maggiore versamento di sangue. Sono state considerate solo quelle in bagno e in cucina”. Lo stesso per le impronte digitali, specie quelle sul lavello. “Non ci sono tracce di De Vito né sul lavandino né sulla bottiglia di olio ritrovata tra le gambe di Marcella. Con tutte quelle macchie e imbrattamenti come è possibile che ci sia solo una impronta di De Vito?”.

Nemmeno gli esami del dna convincono Valentini perché non sono state considerate le tracce sulle unghie della mano destra di Marcella, incompatibili sia con quelle di De Vito che di Marcella stessa.

Lo stesso vale per il percorso che De Vito avrebbe dovuto fare per arrivare da casa sua a quella di Marcella. Un tragitto di oltre un chilometro a piedi in cui nessuno lo ha però notato. Né all’andata, né al ritorno.

E neppure i vicini hanno sentito o visto nulla: un grido, una richiesta d’aiuto, un gemito. “Come mai nessuno ha sentito urlare Marcella? Come è possibile che il cane, un cane da guardia, non ha abbaiato? E perché la bambina che dovrebbe aver assistito a questa terrificante scena non ha pianto o comunque nessuna l’ha sentita piangere?”.

Infine la richiesta di assoluzione. “Nella mia arringa ho dato i parametri per una ricostruzione alternativa dell’episodio sollevando tantissimi dubbi sulla fase istruttoria. Ho assunto la difesa di De Vito perché l’ho conosciuto. Ho raccontato del disagio sociale e psicologico di un uomo e anche per questo che chiedo la sua assoluzione con formula dubitativa per non aver commesso il fatto o in via subordinata il minimo della pena per l’applicazione della diminuente del rito insieme all’applicazione delle attenuanti generiche e la mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà”.

Poi le conclusioni. “La legge punisce chi sbaglia e punisce consapevolmente e punisce diversamente chi è incapace di intendere e di volere. Il malato va curato e non condannato”.

L’udienza di ieri mattina, si è aperta con la richiesta dell’avvocato Valentini, di disporre una perizia psichiatrica su Giorgio De Vito. Ipotesi rigettata dalla Corte.

Tutto è stato aggiornato a mercoledì 9 maggio alle 10 per le repliche dell’accusa e degli avvocati di parte civile.


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8 maggio, 2012

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