– “Vai via. Ho già ammazzato. Ammazzo anche te”.
E’ una sorta di confessione quella riportata in aula dal teste Marco Leogrande. Quelle parole le avrebbe dette Giorgio De Vito, 35enne napoletano imputato per l’omicidio di Marcella Rizzello, 30enne di Civita Castellana.
L’incontro tra lui e Leogrande, suo nemico storico, ex marito della donna che De Vito amava, sarebbe avvenuto pochi giorni dopo il delitto della Rizzello, uccisa a coltellate in casa nel 2010, davanti alla figlia. E’ Leogrande a raccontarlo, nell’ultima, concitata udienza in Corte d’Assise a Viterbo. Una seduta finita a insulti e parolacce tra l’imputato, il compagno della vittima, Francesco Vincenzi, e il padre Pasquale Rizzello.
Leogrande ha detto di aver chiesto a De Vito di ritirare la querela da lui sporta nei suoi confronti. De Vito lo aveva denunciato per lesioni personali dopo un furto avvenuto nel 2008 in casa di Luana Perria, moglie – ora ex – di Leogrande. Per lei, sua cugina acquisita, De Vito aveva perso la testa. E di quel furto di gioielli e biancheria, a danno della moglie, Leogrande aveva subito incolpato il 35enne napoletano. Inevitabile la frattura tra i due, culminata nella querela sporta da De Vito. Querela che Leogrande avrebbe chiesto all’imputato di ritirare, quando, un giorno, si incontrarono per caso a Civita, dopo la morte di Marcella. “Lui fu irremovibile – ha spiegato Leogrande in aula -. Mi ha detto di andarmene, perché aveva già ammazzato e avrebbe ammazzato anche me”.
La tensione è salita come mai prima. “Non l’ho mai detto – ha tuonato De Vito, in aula, balzando in piedi e gridando -. Sei tu che mi hai minacciato!”. Tanto è bastato per scatenare una smodata reazione a catena. Prima è scattato Vincenzi che, rosso in viso, ha preso a insultare De Vito. Poi il padre di Marcella. Entrambi indignati perché era stato permesso all’imputato di parlare.
La bagarre è durata pochi secondi. Giusto il tempo di placare Vincenzi, trattenuto solo dai suoi avvocati e ammonito dal giudice Maurizio Pacioni: “Se continua dovremo allontanarla dall’aula”.
Il resto dell’udienza, fino a quel momento, era proseguito tranquillamente, con l’ascolto di una decina di testimoni, tra vicini di casa di Marcella, soccorritori del 118 e parenti. Testimonianze incentrate ancora una volta sul lago di sangue sulla scena del delitto e sul cane di Marcella che, stranamente, non ha mai abbaiato. Senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già emerso dal processo.
La fase del dibattimento, con l’ascolto dei testimoni, da ieri, è ufficialmente chiusa. La prossima udienza del 2 maggio sarà riservata alle arringhe finali dei legali di parte civile e alla requisitoria del pm Renzo Petroselli. Il 7 toccherà alla difesa. Il 9, infine, repliche e sentenza.
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