Omicidio Rizzello - Istanza respinta su parere della Procura - Fava: "Il pm sconfessa se stesso"
 Mariola Michta |
 L'avvocato Roberto Fava |
 Il pm Renzo Petroselli |
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– Mariola Henrycka Michta resta in carcere.
Il giudice Francesco Rigato ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dall’avvocato Roberto Fava, difensore della 34enne polacca condannata a diciott’anni per l’omicidio di Marcella Rizzello.
A determinare la decisione del giudice, il parere negativo del pm Renzo Petroselli, titolare del fascicolo aperto sul delitto e fermamente convinto della colpevolezza della Michta, nonostante i documenti che attestano che la donna, nell’ora in cui fu consumato il delitto, era a Roma in ospedale.
“Petroselli sconfessa se stesso – afferma l’avvocato Fava -. Il motivo per cui ha dato parere negativo alla scarcerazione della mia assistita risiede nell’orario dell’omicidio che, per il pm, è diverso rispetto a quello prospettato dai medici legali che hanno eseguito l’autopsia”.
Secondo i periti, Marcella Rizzello fu uccisa nella sua casa a Civita Castellana il 3 febbraio 2010 con 30 coltellate, in una fascia oraria che oscilla tra le 11 e le 13 circa. Non prima. Su questo punto, i medici legali, sentiti in aula alla scorsa udienza del 21 ottobre, sono stati categorici. Eppure Petroselli non è d’accordo. Lo avrebbe scritto a chiare lettere nel parere riguardante l’istanza di scarcerazione. Una contraddizione bella e buona, per l’avvocato Fava.
“E’ stato proprio Petroselli a nominare quei medici legali per eseguire l’autopsia sulla Rizzello – dichiara l’avvocato -. Ora che fa? Smentisce i suoi periti, esperti e di fama nazionale? E, per di più, su un dettaglio così importante? Non mi sembra una linea coerente. Stando alla sua nuova ricostruzione del pm, l’omicidio è avvenuto prima di quell’ora. La Michta avrebbe prima ucciso Marcella. Poi sarebbe andata a Roma”. Ma è un’ipotesi che non regge per almeno tre motivi. E l’avvocato li spiega.
“Primo: c’è una telefonata delle 10,33 che attesta che la Michta, a quell’ora, era già nei pressi di Roma. Secondo: non ci sono treni che, da Civita Castellana, raggiungono la Capitale dopo le 9. Bisognerebbe ipotizzare che la Michta è andata in macchina. Peccato che non ha la patente. E ci sono testimoni (vedi Angelo Greco) che dicono di averla accompagnata in treno. Terzo: la relazione sull’autopsia è un dato acquisito già in fase di indagini preliminari, che non può essere stravolto a processo concluso”.
A questo punto, non resta che la via del tribunale del Riesame. L’avvocato Fava ha già deciso che farà ricorso. Lo depositerà nei prossimi dieci giorni.
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