– “Combatteremo in appello. Non credo sia una sentenza inamovibile. C’è una marea di elementi da chiarire”.
L’avvocato Enrico Valentini raccoglie i cocci. Il processo per l’omicidio di Marcella Rizzello è finito con la condanna all’ergastolo dell’imputato Giorgio De Vito (fotoracconto * video – la sentenza). Ma c’è ancora l’appello. E la difesa ritiene di avere ottime chance di ribaltare la sentenza di primo grado.
“Non mi sono mai arreso e mai mi arrenderò – commenta il legale di De Vito -. Dire che non me l’aspettavo sarebbe una bugia. Era un’ipotesi che avevo valutato immediatamente. Anche facendo un confronto con le recenti sentenze”. Il riferimento è al processo per il giallo di Gradoli. Stessi giudici. Stesso pm. Stesso avvocato Valentini, che non ha mai smesso i panni del difensore dell’elettricista Paolo Esposito, condannato anche lui all’ergastolo a maggio dello scorso anno. “Anche lì la Corte si è appiattita sull’accusa. E i dubbi che abbiamo sollevato non hanno scalfito la loro convinzione di colpevolezza. Pazienza. Aspetterò le motivazioni di De Vito come ho aspettato quelle di Paolo Esposito e impugnerò”.
Soddisfazione piena per il pm Renzo Petroselli, che ha visto confermato l’intero impianto accusatorio. I legali di parte civile Antonio Rizzello e Maria Cristina Rosa, per il fratello, il padre e la madre di Marcella, parlano di “sentenza giusta, per un uomo che aveva un grosso debito con la giustizia e che ora, finalmente, dovrà pagarlo”. Più cauti i colleghi Stefania Sensini e Fabrizio Ballarini: “E’ un fatto doloroso – dicono i legali del compagno e della figlia della vittima -. Questa famiglia ha vissuto un trauma, così come sarà un trauma la condanna per l’imputato. Resta la soddisfazione di aver fatto il nostro lavoro come meglio potevamo”.
I parenti di Marcella hanno tutti gli stessi occhi lucidi. La madre Lucia Prastaro usa il suo ultimo filo di voce per ringraziare tutti, gli avvocati per primi. “E’ stata fatta giustizia per mia figlia”, dice, commossa e ancora un po’ stordita, dopo la lettura della sentenza. “Da oggi siamo tutti un po’ più sollevati”, aggiunge il compagno di Marcella, Francesco Vincenzi.
Solo il padre Pasquale Rizzello continua a non darsi pace. Un’immagine lo tormenta: quella di una donna somigliante a Mariola Michta, che lo provocava e infastidiva il giorno dei funerali di Marcella. E proprio Michta, oggi, è a piede libero, dopo quasi due anni di carcere e una recentissima sentenza di assoluzione. “All’epoca non la conoscevo – racconta -. L’ho riconosciuta solo dopo, ma durante le indagini l’avevo detto ai carabinieri di questa donna che mi importunava, quando abbiamo portato Marcella al cimitero”. La sentenza è giusta, ma a Pasquale non basta. Niente può risarcirlo per quello che ha perso. E un dubbio gli resta ancora: chi c’era in casa con De Vito? “Qualcuno lo ha accompagnato. E giustizia non sarà fatta finché non sarà trovato. Io devo cercare. Cercare ancora. Oggi è il primo passo, ma bisogna fare di più”.
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