Civita Castellana – Confermata la sentenza d’appello. Diciassette anni a De Vito.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione che, nel tardo pomeriggio si è pronunciata sulla vicenda della 30enne di Civita Castellana uccisa a coltellate davanti alla figlia di tredici mesi.
Era il 3 febbraio 2010. La donna fu trovata dal compagno a terra in un lago di sangue nella camera da letto della sua villetta. La sua bambina piangeva disperata, unica testimone del delitto, troppo piccola per conservare nella memoria una traccia di quella terribile scena.
Unico imputato era Giorgio De Vito, quarantenne napoletano, condannato in primo grado all’ergastolo e in appello a 17 anni. Solo la difesa aveva impugnato la sentenza bis in Cassazione. La pena massima per De Vito, quindi, poteva essere solo 17 anni, dato il mancato ricorso della procura generale sull’entità della condanna.
Alla riduzione a diciassette anni la Corte d’Assise d’appello di Roma era arrivata riconoscendo a De Vito le attenuanti generiche e del rito abbreviato e non applicando l’aggravante della crudeltà che, per i giudici di secondo grado non era data dal numero delle coltellate – trenta, inferte a caso con le ultime mortali alla gola – ma dalla volontà di provocare una sofferenza ulteriore alla vittima.
La sentenza della prima sezione della Cassazione è arrivata porco dopo le 19. Definitiva.
Ad annunciarla, una telefonata agli avvocati, dopo la discussione andata avanti per circa un’ora stamattina, dalle 11 a mezzogiorno.
Per Marcella, c’erano i parenti che, fino a oggi, non hanno mai perso un’udienza: il padre Pasquale, la madre Maria, il compagno Francesco, che hanno appreso telefonicamente dagli avvocati la decisione della Suprema Corte.
Le reazioni
Soddisfazione unanime di difesa e parte civile.
“Era difficile ottenere di più – afferma l’avvocato di De Vito Enrico Valentini -. C’erano prove così pesanti a carico di De Vito che uno sconto di pena poteva essere al massimo di un anno o due. Il termine soddisfazione non calza perfettamente per tanti motivi: parliamo comunque di una condanna a 17 anni e di una donna uccisa. Il mio pensiero oggi va anche ai genitori della vittima. Resto convinto che un’indagine giù approfondita, fatta in maniera diversa, avrebbe potuto forse portare al coinvolgimento di altre persone, oltre a De Vito”.
Per l’avvocato di parte civile Stefania Sensini, che rappresentava la figlia della vittima, “E’ andata come doveva andare. Non credo ci fossero margini per ottenere qualcosa di diverso. Piccola nota di amarezza solo per il ricorso che poteva essere speso anche dalla procura generale”.
Più netto il collega Fabrizio Ballarini, per il compagno della vittima: “E’ il trattamento migliore che potevamo avere rispetto a una sentenza francamente benevola nei confronti dell’imputato. La pena, forse, per come è avvenuto il fatto, non rispecchia pienamente le aspettative delle parti civili. Diciassette anni di reclusione era comunque la prospettazione migliore. Sui motivi del ricorso dell’imputato avevamo presentato una memoria molto articolata che, evidentemente, la Corte ha accolto in tutto”.
Per gli avvocati Maria Cristina Rosa e Antonio Rizzello, che rappresentavano madre, padre e fratello della vittima “la sentenza conferma la bontà dell’impianto accusatorio e la responsabilità di De Vito. Da oggi possiamo dire che De Vito è sicuramente l’omicida di Marcella Rizzello. La famiglia anche oggi ha rivissuto tutto il suo dolore in modo composto e dignitoso: non c’è risarcimento per chi perde una figlia così”.
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