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Omicidio Rizzello - L'imputato straparla in udienza

De Vito al pm: “Sei pagato dalla camorra”

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L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato Giorgio De Vito

De Vito commosso

De Vito commosso

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

Le parti civili al completo

Le parti civili

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

Marcella Rizzello

Marcella Rizzello

Una specie di complotto a quattro mani. Ordito dalla sua ex Mariola Michta e dal pm Renzo Petroselli, “pagato dalla camorra” per incastrarlo. E’ la fantasiosa tesi di Giorgio De Vito, il 36enne napoletano alla sbarra per l’omicidio della 30enne di Civita Castellana Marcella Rizzello.

L’udienza di oggi, nell’aula della Corte d’Assise del palazzo di giustizia viterbese, è stata un Giorgio De Vito show (fotocronaca). L’esame dell’imputato, iniziato alle 10,30, è finito alle 15. Quasi quattro ore di attacchi al pubblico ministero, definito “bugiardo e corrotto”, alla Michta “falsa e incapace di crescere sua figlia”, all’ex marito di sua cugina, dal quale De Vito ha detto di essere stato minacciato e picchiato. E poi generici riferimenti a una schiera di “nemici porci e drogati, che imbottivano la Michta di eroina”.

Un’invettiva continua in un italiano storpiato dall’accento napoletano e dalla voce roca. Ma i ricordi, l’imputato li ha nitidi. Fin troppo, secondo accusa e parte civile: di quel 3 febbraio 2010, giorno dell’assassinio di Marcella Rizzello, De Vito ricorda tutto, particolari compresi.

“Quella mattina – ha raccontato De Vito -, la sveglia ha suonato alle 7. Mezz’ora dopo ho accompagnato Mariola Michta alla stazione a prendere il treno per Roma, che ha tardato ed è arrivato alle 8”.

L’imputato dice di non conoscere Marcella. Non sapeva nemmeno dove abitava. Di conseguenza, non è mai entrato nella villetta-scena del delitto.

All’arrivo del treno, la Michta e il suo amico Angelo Greco, che doveva accompagnarla, sono saliti. Destinazione Cto, dove la polacca avrebbe dovuto fare una radiografia alla mano. Prima di andarsene, però, ha offerto a De Vito delle caramelle. Un fatto che all’imputato è sembrato singolare… “Ha voluto darle solo a me, negandole a Greco – ha spiegato -. La cosa ancora più strana è che poi, quando li ho lasciati, verso le 9, sono andato alla Caritas per prendere alla Michta un paio di scarpe. Di colpo, mi è preso sonno. Ma un sonno pesante… e mi sono addormentato davanti alla porta. Quando ho riaperto gli occhi erano le 11,45″.

Alla parte civile i conti non tornano. Dai tabulati telefonici risulta che alle 11,43 De Vito ha ricevuto una telefonata della madre alla quale, a giudicare dalla durata di alcuni minuti, deve aver risposto. Ma di questa conversazione l’imputato ricorda poco o nulla.

Quello che, invece, non gli si cancella dalla mente, è la ferita coperta da un cerotto che si è ritrovato sulla schiena due giorni dopo l’omicidio, il 5 febbraio. Anche quella, per De Vito, rientra nel complotto contro di lui, perché il suo sangue era sulla scena del delitto. Ma se De Vito in quella casa non c’era, il suo dna come ci è arrivato? “Il sangue è come l’acqua – è stata la sua spiegazione – può schizzare ovunque e può essere portato ovunque”. La sua idea è che qualcuno possa averglielo prelevato per poi spargerlo nella villetta. “E le sue impronte digitali? – gli ha chiesto il pm – Anche quelle sono state importate sulla scena del delitto?”. Ma De Vito non lo sa.

Non ha una giustificazione valida neppure per le balle raccontate in fase di indagini, come la storia del suo inesistente fratello gemello. Il pm incalza. De Vito replica attaccando. “Era una bugia, ma anche lei ne ha dette tante a me – ha risposto al magistrato – In carcere lei me ne ha dette di tutti i colori, non se lo ricorda? Non mi permetterei mai di metterle le mani addosso, ma lei è pagato dalla camorra… la Michta le ha detto di accusarmi e lo sta facendo!”.

L’unico momento di commozione, in tutta l’udienza, De Vito lo ha avuto quando ha parlato di sua figlia. La bambina nata nel 2008 dalla relazione con la Michta e della quale “lei non è mai stata capace di occuparsi”. De Vito lo ha detto più volte, con gli occhi lucidi e la voce rotta. “Non sapeva né vestirla, né darle da mangiare. Per questo l’ho affidata a mia madre, per farla stare con qualcuno avesse cura di lei”.

Oltre all’imputato, la Corte ha sentito anche Andrea Galassi e Daniel Gaudio che, con l’aiuto di un proiettore, hanno mostrato le immagini in 3D della scena del delitto.

La seduta è stata aggiornata al 20 gennaio, per l’ascolto dei primi dieci testimoni della difesa.


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9 dicembre, 2011

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