![]() Una manata di sangue sul muro |
![]() Un'impronta di scarpe sulla scena del delitto |
![]() Le impronte digitali repertate dai carabinieri e mostrate in aula sul maxischermo |
![]() Marcella Rizzello |
![]() L'imputato Giorgio De Vito |
![]() L'imputato e i suoi legali, Enrico Valentini e Mario Rosati |
![]() Le parti civili al completo |
![]() Il pm Renzo Petroselli |
| I testimoni |
![]() Fortunato Casile, comandante della seconda sezione del nucleo investigativo viterbese |
![]() Il maresciallo Daniele Tramontana |
![]() Il brigadiere Camillo Mingione |
![]() Il brigadiere Ulderico Venanzoni |
![]() Giuseppe Delfinis, capo della sezione telematica della scuola sottufficiali |
![]() Roberto Gennari, dei Ris di Roma |
![]() Il maresciallo capo Flavio Baratto |
![]() Il maggiore Andrea Berti |
– E’ entrato ufficialmente nel vivo ieri mattina il processo a Giorgio De Vito per l’omicidio della 30enne Marcella Rizzello.
Sette ore di udienza concentrate sulle innumerevoli tracce sulla scena del delitto: la villetta di via dei Latini a Civita Castellana in cui il 3 febbraio 2010 fu trovata morta Marcella Rizzello, uccisa sotto gli occhi della figlia di 14 mesi con una trentina di coltellate.
Otto i testimoni sentiti dai giudici della corte d’Assise presieduta da Maurizio Pacioni. Tutti militari del nucleo investigativo di Viterbo o del Ris, che hanno eseguito i sopralluoghi nella villetta e analizzato le tracce, tra sangue, impronte di scarpe e digitali.
Di quest’ultima categoria, come spiegato con l’aiuto di un maxischermo dal maresciallo capo Flavio Baratto, delle 36 impronte individuate solo 14 sono identificabili e solo due di queste appartengono a De Vito. Le altre sono o della vittima o del compagno Francesco Vincenzi, il primo a trovare il corpo di Marcella, costituitosi parte civile insieme ai genitori Pasquale Rizzello e Lucia Prastaro.
Il sangue sul pavimento, in cucina, in bagno, su un asciugamano e su un accappatoio è di Marcella, di De Vito e “misto”, con le tracce della vittima mescolate a quelle dell’imputato. Una sola macchia, trovata sul lenzuolo del letto della camera in cui Marcella è stata uccisa, risulta non identificata. Non è né di sangue, né di saliva né di liquido seminale. Contiene un dna “sconosciuto”, misto a quello della figlia di Marcella, ma non riconducibile a nessuna delle persone presenti quel giorno nella villetta. Un punto sul quale l’avvocato di De Vito, Enrico Valentini, ha cercato di calamitare l’attenzione della Corte, come a suggerire la possibile presenza di un estraneo sulla scena del delitto.
Undici le impronte di scarpe in casa Rizzello, nove delle quali al vaglio del Ris. Proverrebbero tutte dallo stesso paio di scarpe. Ma ai carabinieri non sono state consegnate né quelle dell’imputato, né quelle di Mariola Henrycka Michta, la 34enne polacca allora compagna di De Vito e già condannata a 18 anni per l’omicidio Rizzello.
Proprio lei si è ritrovata al centro degli ultimi sviluppi del processo. Stando a quanto riportato dalla documentazione del Cto di Roma, il 3 febbraio 2010 la Michta era al reparto di Ortopedia per una radiografia alla mano. Documenti che ribaltano la tesi che la Michta non fosse in casa Rizzello con De Vito, il giorno dell’omicidio. L’avvocato Valentini ha chiesto di far entrare quei documenti nel fascicolo del dibattimento. Richiesta accolta dalla corte a fine udienza, insieme a quella di produrre i tabulati di Michta e De Vito del 3 febbraio 2010.
Sulle altre richieste – acquisizione della sentenza di condanna in primo grado per la Michta, dell’atto di appello e della perizia sulle altre impronte “dubbie” sulla scena del delitto – i giudici si sono riservati. Prossima udienza il 14 ottobre, quando sarà ascoltata proprio la Michta, insieme ad altri quattro testimoni dell’accusa, rappresentata dal pm Renzo Petroselli.
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