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Omicidio Rizzello - De Vito si era dichiarato alla cugina

“Un giorno sarai mia, viva o morta”

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Marcella Rizzello

La vittima, Marcella Rizzello

Luana Perria, cugina dell'imputato

Luana Perria, cugina dell'imputato

L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato Giorgio De Vito

Emiliano Liberati

Emiliano Liberati

Il maresciallo Fabrizio Botticelli

Il maresciallo Fabrizio Botticelli

Il dottor Potenza e il maresciallo Vespi

Il dottor Potenza e il maresciallo Vespi

Potenza e Vespi consultano i documenti con il pm Renzo Petroselli

Potenza e Vespi consultano i documenti con il pm Renzo Petroselli

Massimo Morresi

Massimo Morresi

I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

L'avvocato di De Vito Enrico Valentini

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

Le parti civili al completo

Le parti civili al completo

I genitori della vittima Marcella Rizzello

I genitori della vittima Marcella Rizzello

Gli avvocati di parte civile Antonio Rizzello e Maria Cristina Rosa

Gli avvocati di parte civile Antonio Rizzello e Maria Cristina Rosa

L'avvocato di parte civile Stefania Sensini

L'avvocato di parte civile Stefania Sensini

L'avvocato di parte civile Fabrizio Ballarini

L'avvocato di parte civile Fabrizio Ballarini

(s.m.) – Una dichiarazione cruda e diretta: “Un giorno tu sarai mia. O viva o morta”.

Così Giorgio De Vito aveva confessato i suoi sentimenti alla cugina Luana Perria.

Un interesse che la donna non ha mai ricambiato e del quale ha parlato questa mattina in aula, al processo in Corte d’Assise che vede De Vito come unico imputato per l’omicidio di Marcella Rizzello.

La Perria minimizza. “Aveva un debole per me da quando eravamo ragazzi – ammette – ma era più un atteggiamento protettivo che altro”.

Eppure De Vito le aveva detto chiaramente di provare qualcosa di serio per lei. E’ lei stessa a raccontarlo ai carabinieri nella querela che aveva sporto nell’estate 2008, dopo un furto in casa. I sospetti si concentrarono subito su De Vito, che le avrebbe prima rubato le chiavi dell’appartamento, poi portato via gioielli e altri oggetti.

In tre giorni, la Perria andò due volte dai carabinieri. La prima per la denuncia vera e propria, la seconda per integrarla con altre dichiarazioni. E proprio nell’integrazione di querela si legge che De Vito l’aveva minacciata. “Te la faccio pagare”, le avrebbe detto dopo la denuncia. E poi la macabra promessa che, viva o morta, l’avrebbe conquistata. Ma la donna, in aula, quelle parole non le ricorda. E’ˆ il pm Renzo Petroselli a suggerirgliele. Lei aggiunge che, comunque, De Vito non aveva mai tentato altri tipi di avances o di approcci più espliciti.

Dopo di lei è stata la volta di Emiliano Liberati, operaio 40enne di Fabrica di Roma che De Vito avrebbe aggredito a sciabolate. Il processo a suo carico per tentato omicidio è tuttora in corso. Liberati non ha detto granché. Ricorda solo di essere stato colpito da De Vito con la sciabola e di aver perso i sensi. Una “passione”, quella di De Vito per i coltelli, confermata anche dall’altro testimone, il maresciallo del nucleo investigativo Fabrizio Botticelli che, proprio dopo l’aggressione a Liberati, sequestrò dall’appartamento di De Vito coltelli, taglierini e un paio di manette.

L’episodio risale al maggio 2010. In quell’occasione fu prelevato il dna di De Vito che risultò identico a quello trovato nella villetta della vittima. Cinque giorni dopo scattarono le manette per lui e per la sua compagna all’epoca del delitto, la polacca Mariola Henrycka Michta.

Su quello stesso dna sono stati sentiti, in mattinata, il medico legale Saverio Potenza e il maresciallo del Ris Guido Vespi. Dalle analisi di Vespi prima e di Potenza poi, è risultato che sulla scena del delitto c’erano solo il sangue – e quindi il dna – della vittima e di De Vito.

Quanto al pastore tedesco di Marcella, Massimo Morresi, incaricato di sottoporlo ad accertamenti subito dopo il delitto, conferma che il cane non fu sedato.

Al termine dell’udienza, gli avvocati di parte civile Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini, che assistono il compagno e la figlia della vittima, hanno chiesto di poter ascoltare nuovamente Mariola Henrycka Michta.

La donna, condannata a diciott’anni per il concorso nell’omicidio della Rizzello, alla scorsa udienza si avvalse della facoltà di non rispondere. Da qui, la decisione dei giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco di non chiamarla di nuovo a testimoniare.

Alla prossima udienza del 9 dicembre sarà ultimato l’esame dei testi di parte civile. Dopodiché la parola passerà all’imputato Giorgio De Vito.


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18 novembre, 2011

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