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Tribunale - L'imputato dovrà rispondere alle domande di accusa, difesa e parte civile

Omicidio Rizzello, è il giorno di De Vito

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L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato Giorgio De Vito

Marcella Rizzello

Marcella Rizzello

Mariola Michta

Mariola Michta

– Omicidio Rizzello, è il giorno di De Vito.

Sarà sentito questa mattina dalla Corte d’Assise di Viterbo Giorgio De Vito, alla sbarra per l’omicidio della 30enne di Civita Castellana Marcella Rizzello.

L’esame del 35enne napoletano, davanti ai giudici Maurizio Pacioni, Eugenio Turco e ai membri della giuria popolare, inizierà, probabilmente, nel pomeriggio, dopo l’ascolto degli ultimi tre testimoni della parte civile.

Parleranno prima il maggiore Saravo, del Ris, e due medici di Vicenza incaricati di sviluppare in 3D le immagini della scena del delitto. Poi la parola passerà a De Vito, che dovrà rispondere alle domande di accusa, difesa e parte civile su quel che accadde il 3 febbraio 2010 nella villetta di via dei Latini, a Civita Castellana.

Quel giorno, la padrona di casa, Marcella Rizzello, trent’anni appena, viene trovata morta nella sua camera da letto. E’ il compagno a fare la terribile scoperta: Marcella è riversa sul pavimento, in un lago di sangue. Accanto a lei, sul letto, la sua bimba di quattordici mesi, che ha assistito a tutta la scena.

L’autopsia del professor Mario Gabrielli confermerà che la vittima ha ricevuto, in tutto, trenta coltellate. Quelle letali, l’hanno raggiunta al collo, sferrate con violenza dall’alto verso il basso. L’ora della morte è compresa, al massimo, tra le 11 e le 13 del 3 febbraio 2010.

De Vito viene arrestato tre mesi dopo, il 17 maggio, insieme alla sua ex Mariola Henrycka Michta. Il suo dna viene trovato in più punti della scena del crimine: sul pavimento di uno dei bagni della casa, su un accappatoio e su un asciugamano.

I carabinieri gli avevano prelevato il dna appena cinque giorni prima, dopo l’aggressione a colpi di scimitarra, da parte di De Vito, di un operaio di Fabrica di Roma. Il suo profilo biologico era risultato perfettamente compatibile con le tracce trovate in casa.

La Michta è stata condannata a diciott’anni, dopo il processo con rito abbreviato conclusosi ad aprile. Il suo avvocato Roberto Fava ha depositato il ricorso in appello, forte anche dei documenti trovati dopo la condanna, secondo i quali la donna, la mattina del 3 febbraio, era in ospedale a Roma per un controllo.

Per De Vito, il processo è ancora in corso e non terminerà, probabilmente, prima della prossima primavera. Durante le indagini, fornì diverse versioni agli inquirenti su come trascorse la giornata del 3 febbraio. In un primo momento, smentì semplicemente la sua presenza sulla scena del delitto. Poi, parlò di un non meglio precisato malore che lo avrebbe tenuto a letto per tutto il giorno. E infine, inventò un fantomatico fratello gemello per giustificare la presenza del suo dna in casa Rizzello. Anche per questo, la sua deposizione di oggi è particolarmente attesa.


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9 dicembre, 2011

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