– Omicidio Rizzello, Michta assolta per non aver commesso il fatto.
La Corte d’Assise d’appello ha assolto Mariola Henrycka Michta dall’accusa di concorso nell’omicidio di Marcella Rizzello.
La sentenza è stata emessa in tarda mattinata, dopo una camera di consiglio di circa un’ora.
L’udienza si è aperta con la deposizione del medico che visitò la 34enne polacca il 3 febbraio 2010, giorno in cui Marcella Rizzello fu uccisa a coltellate in casa davanti alla figlia di 13 mesi.
Subito dopo, la discussione. Pm e parti civili hanno chiesto la conferma della sentenza di primo grado, con cui Michta era stata condannata a diciott’anni.
L’avvocato Roberto Fava, invece, l’assoluzione, non essendo state trovate, a suo dire, prove schiaccianti che inchiodassero la sua assistita.
Michta è stata arrestata insieme al suo ex Giorgio De Vito il 17 maggio 2010, con l’accusa di concorso in omicidio e rapina. Il processo a De Vito è ancora in corso in Corte d’Assise. Lei, invece, è stata prima condannata a diciott’anni, con rito abbreviato, poi assolta per non aver commesso il fatto.
Pienamente soddisfatta la difesa. “La sentenza di oggi – afferma l’avvocato Fava – dimostra che, finalmente, sono state prese in considerazione le prove. Prove che, c’è da dirlo, non sono stato io a trovare, ma gli avvocati di parte civile. E’ stato il collega Ballarini a far emergere quella documentazione che attestava che il giorno del delitto, la mia assistita era a Roma. Contro queste prove sono state sollevate solo ipotesi. Ma una condanna per omicidio non può basarsi né sulle ipotesi, né sulle possibilità astratte, e allo stato, a carico di Michta c’era solo questo”.
Di diverso avviso i legali di parte civile, secondo cui, sulla decisione della Corte, hanno pesato talune imprecisioni. “Il lavoro superficiale svolto dal medico legale che ha eseguito l’autopsia ha portato a questa sentenza – commenta l’avvocato Stefania Sensini, a nome anche degli altri legali di parte civile -. Non me ne voglia il dottor Funicello, che ha eseguito l’esame autoptico, ma che ci sia stata una mancanza di attenzione, è un dato oggettivo. Funicello, come da lui stesso affermato al processo, non aveva con sé il termometro per misurare la temperatura del cadavere.
Secondo la sua relazione, Marcella è morta alle 13 e noi sappiamo che Michta, alle 12,30 era già al Cto. I giudici ne hanno preso atto e la sentenza si basa, certamente, su dati processuali. Ma non posso dire che sia una sentenza giusta, perché se fosse vero quello che noi riteniamo, e cioè che Marcella è morta alle 10,15, questi dati processuali sarebbero falsati”.
Dopo la fine dell’udienza, l’avvocato Fava è andato a prendere la sua assistita in carcere. Per lei è il primo giorno di libertà, dopo quasi due anni di detenzione. Per il momento, Michta sarà accolta dalle suore clarisse di Farnese, poi, non appena il suo legale le troverà una sistemazione, potrà tornare a Civita Castellana.
Le motivazioni della sentenza arriveranno entro i prossimi sessanta giorni. Solo a quel punto la parte civile valuterà se tentare il ricorso per Cassazione.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY