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Viaggio nella Tuscia al tempo della crisi - Intervista al sindaco di Corchiano

Bengasi Battisti: “Servono buone pratiche di vita”

di Paola Pierdomenico
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Il sindaco di Corchiano Bengasi Battisti

Il sindaco di Corchiano Bengasi Battisti

– “Puntiamo sulle buone pratiche di vita”.

Ne è convinto Bengasi Battisti. Per il sindaco di Corchiano l’impegno quotidiano dei cittadini e nuovi stili di vita aumenterebbero la qualità e l’immagine del territorio.

Corchiano era terra di lavoro. Con la crisi del comparto ceramico è diminuita l’occupazione e i guadagni si sono ridotti, ma grazie all’agricoltura il paese è riuscito ad andare avanti.

“Il comprensorio di Civita Castellana risente molto della crisi – dice Battisti -. Le comunità che ne fanno parte stanno pagando da anni un prezzo altissimo e quindi sono abituate a questo periodo. La manodopera femminile era rappresentata esclusivamente da donne operaie che lavoravano nelle stoviglierie.

Queste fabbriche ora sono scomparse. Esistono e resistono, almeno nel nostro comune, delle aziende leader ma con una contrazione notevole del numero di dipendenti”.

L’agricoltura contribuisce però a limitare gli effetti negativi. “La piccola proprietà ha in qualche modo fatto da ammortizzatore rispetto alla grande crisi delle stoviglierie. La comunità regge grazie alla coltivazione dei noccioleti, dei vitigni e degli uliveti che vivono una stagione di trasformazione. Il nostro comune ha iniziato un percorso di valorizzazione del territorio attraverso la promozione dei prodotti e delle attività artigianali”.

Lo stato ha tagliato i finanziamenti, ma per il sindaco il problema è un altro. “La riduzione, che nel nostro comune è di circa 50mila euro, è relativa. Il problema è che quei trasferimenti che rappresentavano una certezza per le amministrazioni sono stati sostituiti con le entrate dell’Imu. Dall’esterno qualcuno potrebbe pensare che questo porti un guadagno nelle casse comunali.

In realtà un calcolo dell’Agenzia delle entrate ha dimostrato altro. I comuni hanno oneri finanziari nella gestione di questo tributo e quindi in definitiva, la cifra dei trasferimenti non corrisponde alle entrate derivanti dall’Imu, anzi è molto più bassa. Già con la prima rata ci siamo resi conto che il calcolo dello stato è sottostimato rispetto al dato reale. Meno entrate significano un Comune più povero”.

I tagli hanno dunque imposto sacrifici. “Abbiamo ridotto i costi dove si poteva – spiega Battisti – . Nei piccoli comuni non ci sono spese folli e stiamo cercando di azzerare anche quelle piccole cifre che venivano destinate alla valorizzazione culturale. Non rinunciamo a queste attività, ma le pruomoviamo attraverso rapporti di amicizia e coinvolgimenti territoriali che ci permettono comunque di organizzare sostenendo un piccolo rimborso spese“.

Una, per il sindaco, la strategia da applicare. “La comunità con il suo impegno quotidiano e con nuovi stili di vita deve adottare delle buone pratiche. Per esempio con la differenziata si risparmia e nello stesso tempo si migliora la qualità del territorio che assume così un valore diverso. Da questo punto di vista però il governo non dà grandi aiuti”.

Anche la solidarietà gioca un ruolo fondamentale. “In paese ci sono situazioni di difficoltà – ammette -. Affrontiamo i casi gravi di povertà con i servizi sociali e con un sistema di solidarietà diffusa che funziona. Non si tratta di carità, ma di una comunità che si unisce per dare risposte. Molto spesso così è possibile risolvere delle situazioni che istituzioni e servizi sociali non riescono a gestire per le difficoltà procedurali ed economiche”.

Incerto il futuro occupazionale dei giovani. “Il Comune ha poche possibilità di promuovere il lavoro giovanile, ma può promuovere il territorio e dare la possibilità di investire. Si inizia così un percorso di trasformazione e diffusione dei prodotti che acquistano un valore economico. Noi lo stiamo facendo. Qui ci sono aziende di giovani che producono vino di qualità e che poi è importato in tutta Europa. Lo stesso vale per l’olio. Questo ci lascia ben sperare”.

Il governo Monti, per Battisti, guarda nella direzione sbagliata. “L’esecutivo salvaguarda troppo i monopoli, impedendo la diffusione del reddito. Lo sta facendo in questioni in cui i comuni stessi potrebbero dare una risposta alle loro difficoltà economiche. Penso, per esempio, a una gestione dei rifiuti sulla frazione organica. In pratica i comuni, agevolando le procedure, potrebbero mettere in piedi gestioni locali di raccolta differenziata che prevedono la trasformazione dell’umido in compost, e cioè concime organico, da poter usare nei parchi. Così si va ad azzerare un costo che, per un’amministrazione come la nostra, si aggira intorno ai 40mila euro l’anno”.

Stesso discorso per l’energia. “Si dovrebbero facilitare con le norme gli investimenti sul piano energetico per ridurre i costi, semplicemente usando quelle che sono le nostre superfici, scuole e palestre, e portando introiti non indifferenti ai comuni”.

Per Battisti, quindi, la soluzione è di investire in progetti che andrebbero ad azzerare le spese sostenute ogni anno dai comuni. “Va bene il contenimento di spesa – conclude -, ma almeno con la possibilità di investire in quei progetti che tendono ad azzerare i costi che ogni anno sostiene un’amministrazione e che pesano sul bilancio comunale. Non chiedo altri fondi perché so che i soldi non ci sono e non voglio nemmeno fare ponti o strade nuove. Voglio che si possa investire in progetti di questo tipo perché così si produrrebbe lavoro e si darebbe un impulso a quella crescita che lo stato sta cercando, attraverso enunciazioni continue, ma che di fatto non c’è“.

Paola Pierdomenico


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22 agosto, 2012

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