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Viaggio nella Tuscia al tempo della crisi - Intervista al sindaco di Bomarzo

Roberto Furano: “Il nostro futuro? Il turismo”

di Paola Pierdomenico
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Roberto Furano, sindaco di Bomarzo

Roberto Furano, sindaco di Bomarzo

– “Il nostro futuro? Il turismo”.

Parola di Roberto Furano, sindaco di Bomarzo. Il primo cittadino non nasconde le difficoltà che sta vivendo il paese. I tagli della spending review hanno ridotto il bilancio comunale.

Come sopperire? Per Furano l’unica via d’uscita è il turismo con la realizzazione di infrastrutture che trattengano i turisti sul territorio, tornando a far girare l’economia.

Come sta affrontando la crisi Bomarzo?
“Le conseguenze della crisi sono un po’ quelle di tutta l’Italia – dice il sindaco Furano -. Noi stiamo puntando sulle ricchezze del territorio che sono il nostro futuro, l’unico modo per mantenerci in piedi e creare posti di lavoro. Le infrastrutture che stiamo realizzando serviranno proprio a favorire il rilancio dell’economia”.

Il comune ha subito tagli da parte dello Stato?
“Il bilancio si è ridotto di 90mila euro. Siamo noi amministratori però a metterci la faccia e abbiamo noi il difficile compito di “soffocare” i cittadini che già sono in difficoltà. Il nostro però è uno dei pochi comuni sani, senza debiti o squilibri economici”.

Come avete sopperito a questa mancanza finanziaria?
“Siamo stati costretti ad aumentare di un punto l’Imu sulla seconda casa. Da una parte dobbiamo garantire i servizi ai cittadini e dall’altra tamponare i buchi per rischiare di non saltare. Lo stato però sembra non tenere conto di questo. Il comune comunque è in piedi e il bilancio seppur di poco è in attivo”.

In cosa consiste la politica di risparmio messa in atto dalla sua amministrazione?
“Stiamo rivedendo le spese dell’illuminazione pubblica e i contatori per risparmiare 7mila euro all’anno. Stiamo inoltre spostando i cani randagi che raccogliamo e che portiamo nel canile comunale. Ogni animale ci costa circa mille euro, per un totale di 30mila. Fino ad ora siamo stati bravi, ma non so quanto potremo andare avanti”.

Come è la situazione dei servizi?
“I servizi sono tutti garantiti. Ogni cosa che mettiamo in campo, però, ha un costo. Lo Stato, con tutte le normative, riesc a complicarci la vita in maniera così semplice. Per adesso sopravviviamo: facciamo il porta a porta da anni e abbiamo raggiunto il settanta per cento della differenziata. In comune c’è un solo vigile urbano. Ci adattiamo e manteniamo alta l’attenzione sul territorio”.

Quali sono le difficoltà nel settore imprenditoriale?
“L’imprenditoria soffre perché ci sono cantieri aperti per oltre un milione e 800mila euro. Ogni settimana facciamo viaggi della speranza in Regione dove ci sono finanziamenti assegnati per quelle opere. Capitoli che però sono senza soldi. Andiamo avanti così da anni, ma ci serve dare un po’ di ossigeno alle aziende”.

Invece l’agricoltura?
“In paese ci sono due aziende agricole che, naturalmente, sono in difficoltà per i cambiamenti del tempo e per i tagli. Nonostante tutto però è un’attività che si va riscoprendo. C’è chi coltiva piccoli appezzamenti per ricavarne i prodotti e sopperire alle mancanze della crisi. Ci adattiamo”.

Quali sono i punti di forza su cui vuole insistere per mettere il paese nelle condizioni di affrontare la crisi?
“Il turismo – afferma deciso -. Abbiamo il Parco dei mostri che materialmente non ci porta niente, ma che è una leva impressionante. All’anno sarà visitato da oltre 150mila persone e noi stiamo ultimando delle infrastrutture per trattenere sul territorio i turisti e rilanciare l’economia”.

Il governo nazionale, secondo lei, come sta gestendo la crisi?
“Per adesso dobbiamo ancora soffrire. Siamo quasi al limite e spero tra poco arriveranno segnali positivi”.

Come sindaco di un piccolo comune, cosa chiederebbe all’esecutivo per affrontare al meglio la crisi?
“Il governo dovrebbe dare ai comuni i soldi che adesso sono destinati a progetti che non hanno priorità – conclude Furano -. Le amministrazioni locali li sanno gestire per problemi mirati. Noi cercheremo di far partire la zona artigianale che è in piedi da 50 anni. La Regione – afferma quasi sconsolato – ormai l’abbiamo abbandonata perché i finanziamenti non arrivano e quindi cerchiamo di fare da collante tra i privati e le parti coinvolte per dare una spinta. Siamo soli e ci dobbiamo attrezzare”.

Paola Pierdomenico


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21 ottobre, 2012

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