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Viaggio nella Tuscia al tempo della crisi - Intervista al sindaco di Onano

Giovanni Giuliani: “Non viviamo… sopravviviamo”

di Paola Pierdomenico
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Giovanni Giuliani

Un'immagine di Onano

Un'immagine di Onano

– “Non viviamo… sopravviviamo”.

Non usa mezzi termini il sindaco di Onano Giovanni Giuliani. Le risorse non ci sono e la situazione è ingestibile.

Alle piccole realtà, per il primo cittadino, non rimane che resistere nella speranza che un generale risveglio economico rilanci le attività che permettono ai paesi di andare avanti.

La situazione economica dell’Italia è critica. Onano come la affronta?
“La crisi tocca tutti, ma non allo stesso modo – dice Giuliani -. I paesi più grandi riescono a racimolare risorse economiche con soluzioni più o meno positive per la popolazione. Noi, invece, siamo circa 1050 abitanti e la maggior parte vive di pensioni. Adottare determinati sistemi è molto più difficile”.

Quindi?
“Dobbiamo a tutti i costi tagliare dai servizi e dalle opere di ordinaria manutenzione. Non stiamo vivendo, ma stiamo sopravvivendo. Nel bilancio 2011 siamo riusciti comunque a non aumentare le tasse. Darei un premio a chi vive nei piccoli comuni, perché trovarsi in determinate circostanze significa davvero amare la propria terra. Una cosa che invece non viene assolutamente rispettata da chi ci governa”.

A quanto ammonta la riduzione dei finanziamenti da parte dello Stato?
“Il bilancio ha subito un taglio di oltre 35mila euro. Abbiamo per questo ridotto la manutenzione delle strade e degli impianti. Prima davamo contributi per le scuole che ora non ci possiamo più permettere. Determinate risorse vanno eliminate. Abbiamo aumentato lo scuolabus e la mensa scolastica pur avendo solo la materna. Per fortuna finora questi provvedimenti non hanno portato alla chiusura dei servizi. Li abbiamo ridimensionati riuscendo a chiudere il bilancio”.

Le famiglie soffrono?
“In paese ci sono gravi casi di povertà che nell’ultimo periodo sono aumentati. Per far fronte abbiamo istituito un segretariato sociale al quale arrivano sempre più spesso domande. Una famiglia difficilmente riesce ad arrivare a fine mese con una pensione minima di 500 euro. Anche per noi è difficile intervenire con le poche risorse economiche a disposizione. Ci troviamo nell’Alto Lazio, ma in realtà stiamo peggio del sud del Lazio perché le infrastrutture e gli insediamenti artigianali sono davvero scarsi”.

In tutto questo l’imprenditoria come è messa?
“La piccola attività imprenditoriale che esiste risente profondamente della crisi economica. Da qui si deduce quali sono le condizione della popolazione non solo di Onano, ma di quella dell’hinterland. Noi viviamo di commercio ambulante e agricoltura. Sono due anni però che quest’ultimo settore sta fallendo su tutti i fronti. La monocultura della patata, lo scorso anno, ha subito una liquidazione di circa 13 euro da parte delle cooperative. Quest’anno poi la situazione è peggiorata tra la siccità e i prezzi che ,da quello che vedo dalla borsa di Bologna, non decollano. Si prospetterà così un taglio sull’economia delle famiglie di non poco conto”.

Quali misure vuole metterà in campo per gestire le criticità?
“Resistere. Resistere. Resistere – afferma Giuliani -. Dalle nostre parti, però, credo non basti. Oltre questo, l’unica possibilità è che ci sia un risveglio economico generale che per induzione abbia una ricaduta su quelle che sono le attività che esistono in paese, come il commercio e l’agricoltura. Mi auguro anche che da parte dello stato ci sia una rideterminazione delle pensioni”.

Che ruolo ha il turismo?
“Da questo punto di vista siamo ben messi. Specie in questo periodo, diverse persone iniziano ad apprezzare la vita di paese con il suo stile tranquillo. Ci sono poi tanti musei che circondano il nostro territorio e non possiamo dimenticare il settore enogastronomico. La Toscana poi è a un passo”.

Il governo Monti sta applicando le misure adatte a gestire la crisi?
“Credo ce la stia mettendo tutta – dice -, ma alla fine bisogna vedere chi paga il conto perché credo abbia messo il bancomat sugli stipendi fissi. Vediamo cosa farà in seguito”.

Come amministratore di un piccolo comune quali sono le sue richieste all’esecutivo?
“Praticità e concretezza – risponde secco -. Bisogna conoscere le realtà locali per trovare delle soluzioni alternative per le piccole comunità”.

Qual è il suo giudizio su questo momento?
“So che queste dichiarazioni non avranno riscontro perché i piccoli comuni sono presi poco in considerazione e non hanno voce in capitolo su certe questioni – afferma con una punta di amarezza -. Anzi, a volte vengono anche derisi. C’è chi addirittura li vuole chiudere senza tenere conto della lunga tradizione che hanno alle spalle e lo vogliono fare secondo una politica di risparmio che non vedo.

Il sindaco di un piccolo comune – conclude – prende sì e no 300 euro e un consigliere a volte rinuncia al gettone di presenza. Capita che gli assessori fanno più lavori degli operai comunali perché occupano gli spazi liberi per risolvere determinate problematiche”.

Cosa vuole dire dunque…
“Conosco amministratori che per esempio spalano la neve o che comunque si adoperano per il proprio paese. C’è chi ha la vocazione del missionario e chi decide di mettersi a disposizione di una realtà locale che ha bisogno di certe risposte. Questo è il messaggio che mi piacerebbe passasse e che in realtà è sottovalutato”.

Paola Pierdomenico


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3 settembre, 2012

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